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CONSULENZA FINANZIARIA
l'orizzonte PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 06 Giugno 2017 06:50
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“Non guardare mai in basso per saggiare il terreno prima di compiere il passo successivo. Solo chi tiene gli occhi fissi sull’orizzonte lontano troverà la strada giusta.”

DAG HJALMAR AGNÉ CARL HAMMARSKJOLD

Ho voluto partire in questo mio articolo con questa frase perché a mio parere, mai come in questi tempi che stiamo vivendo, il significato è stato forse più calzante.

Leggevo l'altro giorno una bella intervista sul Sole 24 ore ad un' imprenditrice di successo che rimarcava come , cito testualmente, " Ho sempre creduto che il problema dell'Italia sia la mancanza di una visione a medio-lungo termine; si va a caccia del risultato immediato, della soddisfazione di breve periodo....mi sono sempre sforzata di guardare al quadro di insieme, mai al particulare, come diceva Guicciardini.

Il senso del QUI ED ORA, della "VITA ADESSO" (parafrasando il titolo di una famosa canzone di Claudio Baglioni) è ormai insito in ogni campo e quello imprenditoriale non poteva essere diverso.

Diventa quindi normalità cercare di ottenere obiettivi immediati, risultati a breve termine, per appagare la momentanea necessità e poco importa il senso della strategia complessiva o la ricerca di un punto di arrivo e forse quello che più preoccupa è l'incapacità di guardarsi indietro ed analizzare un percorso compiuto forse con troppa fretta e senza capacità di analisi.

Forse, tornando al Guicciardini, dovremmo tutti avere la capacità di fermarci e valutare l'impatto di ciò che oggi mettiamo in atto, preoccupandoci anche di quello che un comportamento, una strategia, una scelta in azienda potrà significare per chi, dopo di noi, si troverà a gestire quel problema.

Sempre riferendomi all'arte del passato, i pittori di un tempo, per portare a termine i loro capolavori hanno impiegato anni, con minuziosa attenzione e pazienza ci hanno regalato opere oggi inimmaginabili; ecco.....credo dovremmo prendere spunto da loro e fare nostra questa loro capacità di saper costruire nel tempo qualcosa di bello e soprattutto di duraturo. Diversamente ciò che potremmo ritrovarci di fronte sarebbero quadri sbiaditi ed immagini scolorite, senza futuro.

 
 
IL FRENO A MANO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 24 Maggio 2017 17:13
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Non si finisce mai di imparare in questo lavoro.

Sto seguendo un'azienda per una pratica di affidamento, serve il rilascio della garanzia del confidi e quindi ho richiesto all'azienda in questione la classica documentazione necessaria all'istruttoria.

Ovviamente tra i diversi documenti necessari figura il bilancio (almeno provvisorio) al 31 dicembre 2016.

Alla richiesta l'azienda mi risponde che il commercialista non è ancora pronto, che il bilancio non è ancora disponibile, che occorre ancora terminare le scritture contabili, etc.

Il dramma, non è tanto nel ritardo che ovviamente l'azienda avrà sull'esito della pratica di affidamento (cosa comunque non trascurabile), quanto nel pensare che un commercialista possa oggi, fine maggio 2017, ancora non aver messo a disposizione di una propria ditta cliente i dati del bilancio dell'anno precedente!!

E' il problema di sempre, purtroppo.......il bilancio visto come pura formalità fiscale, come un antipatico aspetto burocratico da presentare obbligatoriamente perchè te lo chiedono!!

Così purtroppo non può andare avanti, finchè le aziende non vedranno il bilancio come strumento di analisi, preventiva e consuntiva, finchè non ne comprenderanno l'importanza in termini di risultati, la strada sarà sempre in salita, tortuosa ,senza speranza, come una macchina che cammina con il freno a mano tirato.

 
 
IL BIVIO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 18 Maggio 2017 05:58
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Vorrei sollevare un possibile dibattito su una questione su cui sto riflettendo da un po' di tempo.

Ho già sostenuto, in miei precedenti post, come si stia (in modo molto preoccupante) assistendo ad una fase di stanca e di stallo nel mondo del credito e nel mondo imprenditoriale in genere (ferme restando fortunatamente le dovute eccezioni).

Ho già sottolineato come il dialogo banca/impresa, sempre complesso e difficile, ha oggi assunto quasi l'immagine del film "incompreso" e come le due parti stentino ad uscire da un guscio, ormai simile ad una calotta di granito.

In questo contesto si andrà a collocare la riforma del Fondo Centrale che, a partire dal prossimo mese di gennaio 2018, andrà di gran lunga a modificare la modalità di garanzia alle aziende.

Per carità, il senso e lo spirito della riforma appare animato da un desiderio di venire incontro alle diverse criticità delle aziende, lasciando fuori dall'esito positivo (almeno così sembrerebbe) una minima platea di imprese; lodevole anche il livello inversamente proporzionale delle garanzia dirette a favore degli istituti, che avevano preso ormai il vizietto di richiedere la garanzia del Fondo anche per aziende che potevano tranquillamente andare da sole, ma il problema sta altrove.

Gli istituti possono anche ricevere la garanzia più alta che esista, ma il superamento della difficoltà del credito alle imprese non risiede in questo; se le imprese non hanno i numeri che consentano alla banca di avere certezza della capacità restitutiva, l'esito della richiesta di finanziamento sarà con grandissima probabilità negativa ed a quel punto le garanzie, che esse siano reali, personali o dirette serviranno a ben poco.

O si comprende quest'aspetto ( e le imprese innestano un cammino per raggiungere quanto gli istituti richiedono) o le porte resteranno chiuse.

Sò che il percorso sarà accidentato, complesso, pieno di fatiche , ma su questo voglio regalarvi una frase che mi piace molto:

Io mi sono trovato spesso a un bivio nella mia vita; io ho sempre saputo qual era la direzione giusta, senza incertezze sapevo qual era, ma non l’ho mai presa, mai. E sapete perché? Era troppo duro imboccarla.
(Dal film Scent of a Woman)

 
   
COME AD UN MUSEO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 18 Aprile 2017 20:32
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COME AD UN MUSEO

Da diversi anni, ormai, ottenere credito dagli istituti bancari non è per niente semplice, ma, intendiamoci, la responsabilità va suddivisa tra varie controparti. Volendo ricorrere ad un esempio, il fotografo che esce a fare un servizio alla ricerca di un bel panorama, di fronte ad una fotografia sfuocata, si mette al computer e  prova a renderla migliore, a darle luce, contrasto, effetti diversi.

Ecco, forse, è il caso di finire, da parte di tutti, un percorso di immobilismo, di pianto reciproco, di illusorie speranze, sostituendolo con il passaggio al “fare” qualcosa di diverso.

Spesso, quando guardi un quadro esposto in una mostra ad un museo, senti diversi pareri, diversi giudizi e molte volte le ragioni sono da tutte le parti; tornando al nostro mondo imprenditoriale ed ai problemi nel credito, lo stallo in cui siamo caduti da ormai troppo tempo, ha provocato note criticità, noti limiti, discussioni su soluzioni possibili, ma nulla più.

E allora………….ecco cosa succede……………………… 1) le banche hanno le loro ragioni nella mancata convenienza ad erogare credito ad imprese che hanno mille criticità da superare 2) le imprese hanno le loro motivazioni nel lamentarsi del supporto del credito che non c’è più come un tempo 3) i commercialisti si trovano sempre più avvinghiati nelle scadenze burocratiche imposte da un sistema che doveva invece essere indirizzato nella direzione della semplificazione.

Non credo occorra inventarsi nulla di complesso o non raggiungibile; certamente le nostre aziende, di fronte ad un quadro modificato, devono cambiare angolazione; riprendendo l’esempio del nostro quadro esposto al museo….la luce su un volto  che viene messa in risalto dall’autore non è visibile da tutte le posizioni ed ogni tanto necessita spostarsi per farci caso.

I titolari di azienda cadono spesso nell’errore di mantenere una rotta sempre univoca, quasi come una nave in mezzo al mare che, anche se il vento cambia, non ha la prontezza di cambiare direzione alle proprie vele.

Nella sostanza oggi come oggi (ma ritengo ormai che per molto tempo questa sarà la direzione) molte imprese non potranno aspettarsi dalla banca nulla di più di un rifiuto, rispetto ad una richiesta, se prima non renderanno la propria azienda economicamente-finanziariamente e patrimonialmente “ bancabile”, per usare un termine chiaro a tutti.

Il percorso va fatto prima all’interno delle aziende, per poter raggiungere l’obiettivo voluto.

Diversamente le nostre aziende saranno tanti mobili impolverati, consumati dal tempo e decadenti, belli certamente, anche di valore, ma nessuno li vorrà più acquistare perché il tempo, a lungo andare, logora e consuma ed è una cosa triste, soprattutto per chi ama un mondo diverso.

Siamo ancora in tempo?

E’ la domanda che spesso mi faccio, a cui rispondo positivamente, sempre che si passi presto ai fatti e per riuscire nel percorso , sempre utilizzando un’allegoria, un equipaggio di canottaggio, in una gara, vince se tutti gli atleti remano in sincrono e nella stessa direzione.

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Aprile 2017 20:32
 
 
IL PATRIMONIO....QUESTO SCONOSCIUTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 15 Aprile 2017 18:46
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Risento risuonare in questi giorni i suoni sinistri dell’austerity, le vecchie e mal riuscite ricette legate al controllo del debito pubblico, addirittura si parla di riduzione della spesa pubblica, in rispetto delle rigide regole dettateci dall’Europa (meglio dalla Germania).

Contemporaneamente la Bce continua nella sua opera di immissione di liquidità nel sistema e nelle banche, senza considerare come la cosa non porti in nessun modo i benefici attesi sull’inflazione (che resta troppo bassa) e meglio ancora sui consumi delle famiglie o sugli investimenti delle aziende.

Continuo a credere e a pensare che la ripresa dei consumi e degli investimenti possa essere solo collegata ad un aumento della spesa pubblica, che vada nella direzione di agevolazioni fiscali alle imprese ed aumento degli stipendi di chi lavora, certamente il tutto accompagnato ad una seria lotta all’evasione e, perché no, l’eliminazione di qualche vecchio privilegio o diritto acquisito.

Non ci sarebbe da inventarsi molto o da fare grossa ingegneria finanziaria; basterebbe imitare ciò che hanno fatto e stanno facendo gli americani. Non dimentichiamoci che gli Stati Uniti sette anni fa avevano lo stesso tasso di disoccupazione dell’ Europa (10%); oggi loro sono al 4,5-5% noi all’ 11%.

Sono infine fortemente convinto che il problema delle nostre banche non sia la carenza di liquidità e quindi la necessità di ricevere flussi di denaro dalla Banca Europea, bensì la necessità di essere patrimonializzate, stessa problematica del mondo delle nostre imprese.

Finchè le nostre banche non avranno patrimonio ai giusti livelli, non avranno convenienza ad erogare credito alle imprese, dovendo accantonare somme sempre più elevate a patrimonio, in base ai principi sempre più stringenti di Basilea III o IV quando sarà.

Qui entra in scena anche la necessaria crescita culturale che devono compiere le nostre aziende, se non vorranno ancora continuare a bussare ad una porta che difficilmente si potrà aprire……è veramente il momento in cui tutti gli attori (Banche, Imprese e consulenti) imparino a memoria un altro copione… le parti da recitare sono certamente diverse.

 
   
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