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CONSULENZA FINANZIARIA
LA SALITA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 23 Luglio 2020 14:06
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Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta.
(Tiziano Terzani)

Leggevo oggi un articolo sul Sole 24ore che evidenziava come, causa Covid 19, un terzo delle Pmi del nostro paese registreranno un problema di liquidità, connesso al minor cash flow che verrà prodotto dalle diverse attività.

L'articolo diceva poi come serviranno forti iniezioni di liquidità al fine di evitare l'incremento dei default; si prevede, sempre nell'articolo in questione , che in caso di nuova ondata della pandemia, una percentuale di circa il 18% delle imprese rischierebbe il default.

In un altro articolo dello stesso quotidiano viene poi riportata la notizia del rinvio al settembre 2021, anche per le piccole imprese, del sistema di allerta connesso alla riforma sulla crisi di impresa.

Mi piace pormi e porre due questioni, di fronte a questo quadro.

Non che la prima notizia mi colga impreparato ed in tal senso ho già espresso in varie occasioni il mio parere; il mio interrogativo passa per due canali; il primo concerne la modalità con cui far pervenire alla aziende l'eventuale iniezione di denaro, posto che credo che in questo caso il canale ordinario bancario debba essere scartato a priori, visto il rialzo delle possibili percentuali di default delle nostre imprese e la conseguente impossibilità che gli Istituti di credito compiano azioni suicide. Il secondo riguarda la necessità, indicata anche nell'ultimo Decreto Rilancio, di rinforzare la patrimonializzazione delle imprese (nel Decreto si indicano le imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro)....non che la cosa sia sbagliata, anzi, se non fosse che l'85% delle imprese italiane hanno numeri inferiori e quindi verrebbero lasciate fuori dal provvedimento......

Circa poi il rinvio di un anno dell'allerta e di quanto previsto dal codice della crisi di impresa si sostiene la tesi che le nostre imprese non sono pronte a farsi carico delle novità previste dalla nuova normativa; mi domando quando lo saranno e quando lo potranno essere se si continua a rimandare, quasi a voler mettere la testa nella sabbia e a non voler guardare in faccia la realtà, il bisogno cioè di cambiare e di innestare una buona volta un percorso nuovo.... chissà quando si comprenderà che il mondo non sarà più come prima......

Le fatiche non piacciono a nessuno, ma alla fine, forse, una volta raggiunto un risultato, si potrà guardare indietro e compiacersi della strada fatta.

Beato chi lo capisce, beato chi lo farà.....

 
 
2020 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 15 Luglio 2020 12:29
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Sul futuro, vago e incerto, si possono fare un’infinità di piani interessanti, meglio ancora se azzardati e improbabili, tanto niente corrisponderà alle nostre elucubrazioni, ma almeno avremo avuto il piacere di progettare.
(Agatha Christie)

 

Mi ha colpito una recente frase di un imprenditore che stimo, Brunello Cucinelli:

 

importantissima la decisione, presa nei primi giorni di marzo, di dedicare il 40% del nostro tempo all’anno 2020, e il 60% del tempo agli anni 2021 e 2022"; nessun cambiamento è stato apportato al nostro progetto di crescita decennale 2019-2028, che dovrebbe portarci al raddoppio del fatturato.

Di queste parole mi porto a casa tre aspetti fondamentali, che spesso ho avuto modo di accennare nei miei diversi articoli:

1) La forza di un’azienda dipende da una serie di strategie assunte nel tempo che, pur in presenza di una situazione di crisi, permettono di reggerne l’urto;

2) La programmazione da sempre rappresenta la “bussola” con la quale l’imprenditore ha chiari obiettivi e direzione da assumere;

3) La diversificazione nelle scelte; avere la capacità di cambiare anche in corsa, indirizzare l’attenzione e la curiosità in modo da non fossilizzarsi solo su un aspetto, ampliare gli orizzonti in tutti i sensi.

 

Questo 2020, per molti versi particolare, ci lascerà certamente un mondo diverso, sia a livello economico che sociale e forse ancora non ce ne rendiamo conto; occorrerà ridisegnare la struttura della società, soprattutto dei giovani e a noi più “maturi” spetterà un compito importante e difficile.....prendere in mano le nostre matite e ridisegnare loro una strada nuova e diversa.

 

Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.
(Alan Kay)

 
 
STRATEGIA E SPERANZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 14 Giugno 2020 12:10
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E’ con la scelta di strategie adatte che problemi complicati vengono ridotti a semplici fenomeni e poi risolti.
(Charles Proteus Steinmetz)

Sono convinto che nella vita, in qualsiasi ambito, arriva il momento delle scelte ed è forse la cosa che di più comporta fatica, perchè comporta impegno, presa di posizione, decisione.

Nel lavoro, nella professione, nelle strategie aziendali, a maggior ragione in momenti come questi in cui stiamo ancora combattendo con la pandemia, ogni prospettiva appare incerta lontana; eppure, quasi a voler allontanare i ragionamenti, prevalgono i messaggi “ Ripartiamo” “Il peggio è alle spalle”, le borse , per un periodo recente, hanno fatto finta che nulla fosse successo, anzi hanno recuperato il recuperabile.

Non che forzatamente occorra vedere le cose in negativo o senza possibile uscita, ma quello che personalmente preoccupa è il voler contestualmente prendere atto di un ambito eccezionale che ci ha lasciato tramortiti, ma poi accendere il motore della macchina come se possa ripartire, nonostante che il motore è rimasto fermo tre mesi.

E’ come il pugile suonato, che ha subito un ko vuole subito riprendere l’incontro, senza avere le gambe che lo sostengono.

E’ altresì vero che ognuno ci mette il proprio per complicare le cose: il Governo che manda messaggi contradditori e spesso fuorvianti, gli Istituti di Credito, che continuano (ma ormai sono anni) ad evitare di ricoprire un ruolo passato di supporto ad un mondo, quello aziendale, che troppe volte in passato ha riservato sorprese negative, le imprese che già erano in difficoltà prima e che ora si aggrappano al Covid - 19 come giustificativo di un pantano in cui, salvo le dovute eccezioni, erano già cadute.

Continuo a pensare, a proposito del recente Decreto, che sostituire i mancati ricavi delle aziende con ulteriore debito sia un errore e certamente non sia la migliore soluzione per sostenere una ripresa e, tra le altre cose, alle banche (che dovrebbero concedere il credito) poco interessa se sia presente una seppur importante percentuale di garanzia del Fondo Centrale.

Agli imprenditori, ai loro commercialisti mi sento di ribadire un concetto, seppur banale; non da adesso, ma direi da quando Basilea 2 è stata applicata in modo completo, le Banche non hanno alcun interesse a finanziare aziende con rating negativo, con o senza garanzie aggiuntive non ha importanza.

Pertanto o l’azienda è in grado di cambiare la propria valutazione e dare maggiore attenzione al proprio bilancio resterà con un nulla di fatto ed allora, con la crisi che inizierà a mordere ancora di più da settembre, le nuvole si faranno più fosche e nere, ma, come dice Coelho:

Non posso perdere l’unica cosa che mi mantiene vivo: la speranza.

 
   
PICCOLO E' BELLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 26 Maggio 2020 08:10
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Una volta si diceva “piccolo è bello” e credo che, parlando delle imprese italiane, fino alla fine degli anni 90 probabilmente aveva un senso.

Se pensiamo alle Marche (ma non solo) il gran numero di aziende esistenti sul territorio (per lo più a carattere familiare) ha rappresentato per diverso tempo una caratteristica peculiare dell’economia locale e per molti versi la fortuna di alcune aree, a maggior ragione quelle dell’artigianato o della micro impresa.

Oggi siamo in una situazione in cui invece, dagli inizi degli anni duemila abbiamo assistito ad una progressiva moria delle piccole realtà, in concomitanza non solo con la grande crisi che ha colpito il mondo e l’Italia in particolare nel 2007/2008, ma anche con il graduale venir meno del supporto bancario, cui le imprese erano state sempre abituate.

Leggendo il testo del Decreto “Rilancio” evidenzio un intervento da me spesso auspicato, riferito alla necessità di rafforzare il patrimonio delle nostre aziende ed infatti:

per le imprese con un fatturato compreso fra i 5 ed i 50 milioni di euro che hanno subito un calo del fatturato del 33% sono previsti interventi di defiscalizzazione degli aumenti di capitale e di sostegno finanziario effettuati entro il 31 dicembre 2020. Per le imprese con ricavi sopra i 10 milioni di euro che effettuino aumenti di capitale superiori ai 250.000 euro è prevista la possibilità di emettere strumenti finanziari che possono venire acquistati dal ‘Fondo Patrimonio Pmi’ gestito da Invitalia, di 6 anni di durata senza il pagamento di interessi. Istituzione di un patrimonio destinato in CDP di 45 miliardi per le imprese con fatturato oltre i 50 milioni di euro.

Ora questo, sarebbe anche un intervento interessante e ben strutturato, se non fossimo in presenza di un dato inconfutabile; l’86% delle imprese italiane ha un fatturato al di sotto dei 2 milioni di euro e resta quindi completamente tagliato fuori dalla questione.

Certo, si potrà affermare che a quel comparto è stato riservato il prestito (da restituire ovviamente) dei 25.000 euro (poi emendato in Commissione a 30.000 euro) o il fondo perduto sulla perdita del fatturato di aprile, ma francamente questa vastissima platea di aziende dovrebbe ricevere ben altro, per permettere una rinascita, non tanto in termini di denaro (che ovviamente non guasta) quanto a livello di supporto a livello strategico, organizzativo e consulenziale, non ultimo con l’obiettivo di arrivare alla messa in sicurezza a livello patrimoniale.

Nell’incontro con gli imprenditori, spesso la difficoltà di accesso al credito(pur se ritenuta importante) non risulta essere prioritaria rispetto ad esempio ai problemi di liquidità legati ai tempi di pagamento; un altro aspetto che viene avvertito è il peso  verso gli adempimenti amministrativi, fiscali, tributari , burocratici, o ancora si recepisce il senso di difficoltà nell’essere competitivi con la concorrenza a basso costo.

Le priorità, in ultima analisi, per questo gran numero di imprese sono quattro e su queste occorre agire: migliorare la gestione e il controllo economico-finanziario, ricercare nuove idee e strumenti per conoscere le necessità dei clienti, relazioni più forti tra imprese ,allargare l’attività su nuovi prodotti.

Personalmente la sfida mi piace e mi rendo disponibile, per quanto di mia competenza a cogliere l’opportunità che ci viene data:

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”


LUCIO ANNEO SENECA

 
 
LA SPERANZA DI RIPARTIRE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 18 Maggio 2020 15:06
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“Andrà tutto bene!”, “ L’Italia riparte” “Ricominciamo” “Fase 2” , termini o frasi sentiti decine di volte in televisione o lette sui giornali.

Certamente è importante essere positivi, cavalcare lo spirito della visione ottimistica delle cose, vedere il bicchiere mezzo pieno, ma in tutto ciò qualcosa non quadra.

Non è possibile che in questo paese che è l’Italia , da ormai diversi anni, si continui ad avere la tendenza a chiudere gli occhi, a non vedere più in là del naso; sono ormai più di dieci anni che si parla di crisi, ma nello stesso tempo ci si attacca alla crescita dello zeo virgola pur di volerci leggere un segnale di ripresa.

Ecco, la ripresa; un termine usato in passato, prima degli anni duemila, per citare l’ambito dell’effettiva crescita a seguito di una crisi economica; la grande differenza è che un tempo le crisi (che ci sono sempre state) , avevano un effettivo seguito , una ripartenza, duravano alcuni mesi, ma poi di fatto l’economia si rimetteva in moto, non dico come nulla fosse, ma quasi..

Oggi (ma direi da almeno dodici anni), stiamo vivendo ed abbiamo vissuto in una fase di profonda stagnazione, in un’economia che ha vivacchiato, con aziende in perenne difficoltà, che il Covid - 19 ha solo finito di stendere al tappeto, probabilmente per alcune in modo irreparabile..

Emily Dickinson diceva “ Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte.ed in effetti quello che credo sia mancato in questi anni , sia al mondo della politica, che al mondo imprenditoriale, è proprio il coraggio di prendere in mano questo pacchetto, aprirlo e studiarlo bene, al punto di comprendere ciò che andava cambiato e, soprattutto, comprendere che quello che avevamo davanti era un mondo completamente nuovo, non so dire se migliore o peggiore, ma certamente diverso.

Io sono convinto, pur consapevole delle fasi di grossa difficoltà che l’economia si troverà ad affrontare, che la capacità di ingegno, l’attitudine al lavoro della nostra classe imprenditoriale in genere, potranno prevalere, ma occorre un cambio di passo, una nuova capacità di crescita, un cambiamento mentale che porti a riconsiderare il ruolo dell’impresa, vista non più come una cosa propria.

Voglio rubare una frase:

l’imprenditore cerca sempre di cambiare, reagisce al cambiamento, e lo sfrutta come un’opportunità”. (Peter Ferdinand Drucker)

E’ sicuramente importante che, in momenti come questo, lo Stato intervenga con aiuti alle imprese, ma queste stesse imprese avranno la capacità di rialzarsi? Non avrebbe avuto molto più senso, che dall’ultima grossa crisi del 2008 ,venisse innestato un percorso formativo all’interno della nostra classe imprenditoriale, renderla gradualmente meno dipendente dal sistema del credito? Evitare in poche parole di trovarci di fronte imprese sotto capitalizzate , non in grado di essere autonome finanziariamente, suscettibili di entrare in difficoltà, senza strategie alternative?

Ecco, quello che, salvo le dovute eccezioni, manca ed è mancata in passato è questa reazione al cambiamento, questo sperare in un domani come se non dipendesse da noi e forse il virus è venuto proprio a ricordarcelo.

 
   
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