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CONSULENZA FINANZIARIA
UNA BRUTTA PAGINA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Gennaio 2016 17:40
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Facciamo un po' di conti. Alla chiusura di ieri Mps valeva il 56% in meno rispetto all'inizio dell'anno e il 43,2% in meno rispetto a venerdì 15. Per Banca Carige il saldo era rispettivamente -47% e -32%, per il Banco -29% e -22%, per la Bper -23% e -16%, per Unicredit -25% e -15% e per Ubi -24% e -15%. Temperature siberiane dopo un sell-off violentissimo che aveva sì colpito tutti i mercati ma che si era accanito con particolare veemenza - e con motivazioni più o meno convincenti - sulle banche italiane. Alla base una presunta richiesta di azioni aggiuntive sulle sofferenze imposta dalla Vigilanza Bce, quando in realtà la suddetta richiesta non era altro che un questionario sulle procedure per la gestione dei crediti deteriorati. Praticamente un non-evento.

La signora Nouy, il capo della Vigilanza, per solito molto solerte nel rampognare le banche, specie se italiane, ha impiegato ben tre giorni - e tre sedute di borsa da tregenda - a fare chiarezza sulla vicenda e l'ha fatto solo perché costretta a rispondere sul tema in un'audizione alla Commissione economica del Parlamento. Prima si è limitata ad assistere al tracollo degli istituti senza battere ciglio. Un po' come un vigile urbano che sta a bordo strada e interviene a dirigere il traffico soltanto dopo il terzo incidente mortale. Poi si è ricordata che la sua struttura aveva vivisezionato quelle stesse banche attraverso i più acrobatici stress test e le aveva promosse; a quel punto, su richiesta, si è sentita in dovere di dire: "Tranquilli, quelle banche sono a posto".

Un atteggiamento che il presidente della Bce, Mario Draghi, non ha troppo gradito se è vero che nel corso della conferenza stampa post direttivo, ha ribadito in modo chiaro e inequivocabili, anche con maggiori dettagli, che hanno accantonamenti in linea con quelli degli altri istituti di credito dell'Eurozona e hanno anche un alto livello di garanzie e collaterali e che a nessuno saranno richiesti ulteriori accantonamenti o aumenti di capitale che il problema degli npl non si può risolvere in quattro e quattr'otto.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti con il maxi rimbalzo di oggi che ha quasi cancellato tre giorni di picchiata: Mps +43%, Carige +30%, Bper +11%, Banco +10%, Unicredit +8% e Ubi +6%.

Consob ha monitorato per tutta la settimana l'andamento dei titoli a caccia di movimenti anomali e bloccando su alcuni le vendite allo scoperto. Ma di certo nel corso dei vari raid basati sul nulla (o quasi) qualcuno ci ha guadagnato eccome perché pensare che da un giorno all'altro una banca possa valere il 30% in più o il 40% in meno è follia. Oppure pura speculazione. E allora un'indagine approfondita da parte delle autorità è un atto dovuto. Specie in un momento in cui il risparmio viene preso a sberloni.

 
 
UN MIO VECCHIO PROGETTO DEL 2012!!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Gennaio 2016 09:32
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PROGETTO PER IL SUPERAMENTO DELLA DIFFICOLTA’ NELL’EROGAZIONE DEL CREDITO E DELLA COMUNICAZIONE BANCA-IMPRESA

 

 

premesso che

 

- l’accordo di Basilea è un trattato che sancisce le regole con cui gli istituti di credito devono calcolare il loro capitale regolamentare, definendo anche quali sono le nuove modalità di valutazione della clientela, al fine di garantire la stabilità del sistema bancario stesso;

 

- le nuove modalità di valutazione hanno introdotto un sistema di regole per il calcolo del rischio di impresa delle aziende che fanno richiesta di accesso al credito che si basano sul sistema del rating.

 

- Il rating esprime un voto sulla qualità/rischiosità del cliente. La concessione ed il costo del credito, quindi, dipende dal punteggio assegnato;

 

- la modalità di calcolo del rating, così come applicato, sta generando notevoli difficoltà nel superamento delle problematiche connesse ai dati di bilancio delle aziende, all’andamentale delle ed infine alle banche dati esterne (crif – Centrale rischi); si verifica quindi la necessità, pur partendo dalla bontà del principio connesso al merito creditizio, di superare in sinergia le maglie strette di applicazione dello stesso.

 

- sul territorio si è assistito all’acuirsi della crisi che ha investito il sistema produttivo locale, colpendo particolarmente le piccole e medie imprese, con un progressivo indebolimento della dinamica del credito e un calo dei finanziamenti che ha riguardato soprattutto le componenti a breve e a medio termine;

 

- molte imprese non hanno ancora metabolizzato i cambiamenti avvenuti nel mercato del credito e non sanno come supportare le nuove richieste di informazioni da parte del sistema creditizio.

 

- nasce la necessità di collocare nel mercato del lavoro figure importanti per la società come i giovani neolaureati, oggi statisticamente sempre più in difficoltà con il mercato del lavoro. Il progetto prevede che gli stessi, attraverso  specifici corsi di formazione, siano poi inseriti all’interno delle aziende per un’attività mirata al superamento delle citate  problematiche per l’ottenimento dell’affidamento necessario mediante un’attività di tutoraggio atta alla verifica ed al raggiungimento dell’obiettivo prefissato;

 

- obiettivo fondamentale sarà quello del superamento della fase di stallo che sta vivendo il sistema del credito, nelle sue modalità ordinarie, diretto quindi ad un impegno congiunto per stimolare e sostenere un cambiamento dell’apparato produttivo verso una maggiore competitività basata sulla qualità delle risorse umane e dei modelli organizzativi, sull’aumento dimensionale, sull’accesso più esteso alla ricerca ed all’innovazione tecnologica, sullo sviluppo di un’operatività collocata in un contesto reti di impresa. L’ottica è quella di far ricorso a diverse forme di finanziamento, che superino le logiche restrittive dell’attuale sistema creditizio e che si affaccino al mondo della finanza straordinaria quale quello del business angels.

 

Premesso ciò

 

1)

In questo contesto emerge la necessità di superare la difficoltà di accesso al credito e di innestare un percorso alternativo su un doppio binario:

 

- Formazione

- Crisi di impresa, nuovi strumenti finanziari (business angels).

Formazione

 

Occorre in ogni caso cercare di condividere un percorso comune basato sull’utilizzo di strategie e strumenti finalizzati alla crescita dell’impresa ed al superamento dei momenti di difficoltà che la stessa deve affrontare. La costruzione di tale percorso è basata sull’attivazione di un’attività di formazione interna alle aziende, ritenendo come sia fondamentale contribuire alla crescita formativa delle aziende e delle risorse umane delle stesse, agevolando la comunicazione all’interno delle aziende, aumentandone la produttività. La formazione dovrà riguardare manager, responsabili del personale e della gestione delle risorse umane, gruppi di lavoro e singoli lavoratori che si trovino ad affrontare momenti di cambiamento, di riorganizzazione, di difficoltà nella gestione dei processi lavorativi, comunicativi o relazionali.  Ad esempio, quando in ambito lavorativo diventa difficile:

  • La condivisione di un progetto;
  • La convivenza;
  • La relazione con i colleghi;
  • La motivazione al lavoro;
  • La coesione organizzativa;
  • L’integrazione dei progetti personali con quelli aziendali;
  • La gestione dei conflitti in fasi di cambiamento.

Uno specifico cammino formativo sarà poi riservato a giovani neolaureati che saranno inseriti all’interno delle aziende per un’attività mirata alla risoluzione delle problematiche di difficoltà  mediante un’attività di tutoraggio atta alla verifica ed al raggiungimento dell’obiettivo prefissato;

 

Ciclo di vita delle imprese e modalità di finanziamento

È possibile suddividere il ciclo di vita di un’impresa in relazione alle diverse fasi di crescita che comunemente accompagnano un progetto imprenditoriale verso la sua maturità. La suddivisione della vita aziendale in fasi di crescita consente di identificare le fonti finanziare più appropriate ad ognuna di esse e di individuare gli operatori più idonei a fornirle. Nel corso della vita di un’impresa le esigenze finanziare mutano costantemente in relazione a molteplici fattori come: il livello delle vendite, l’intensità di capitale, la capacità di autofinanziamento e gli obiettivi di crescita.

La prima  fase è il periodo in cui l’imprenditore studia la fattibilità del progetto, si tratta dello stage nel quale le incertezze relative agli sviluppi futuri dell’idea imprenditoriale sono ai massimi livelli e nel quale le risorse finanziarie esterne sono praticamente impossibili da ottenere, in quanto l’idea d’impresa è poco più che abbozzata.

Questa fase richiede normalmente quantità di capitale contenute che provengono dalle risorse personali dell’imprenditore o da famiglia ed amici . La seconda fase include le operazioni che vengono effettuate a sostegno del progetto imprenditoriale; si tratta di studi di fattibilità tecnica ed economica atti a programmare le primissime fasi di sviluppo dell’impresa. In questo periodo il volume delle vendite è pari a zero poiché è presente un’idea, ma manca un prodotto realizzato ed una struttura aziendale in grado di portarlo sul mercato. Il grado di incertezza è estremamente elevato così come lo

è rischio di fallimento del progetto. In questa fase insorgono le prime esigenze finanziarie, necessarie per sviluppare la fase sperimentale e la pianificazione del progetto. Nonostante la quantità di capitale necessaria non sia elevata, in questa situazione risulta difficile ottenere l’accesso a fonti di finanziamento esterne a causa dei proibitivi livelli di rischio ed incertezza. In questa fase sono necessari dei capitali “pazienti”, da parte di investitori che siano disposti ad immobilizzarli nell’attesa di una maturazione del progetto.

La fase start-up è lo stadio principale per l’avvio dell’attività di impresa; è il momento in cui il progetto, sviluppato nelle fasi precedenti, trova accesso al mercato. Si tratta della fase in cui il prodotto viene presentato al mercato e lanciato in commercio. Questo periodo è probabilmente il più complesso del ciclo di vita dell’impresa, in quanto sono necessari investimenti consistenti, allo scopo di creare capacità produttiva e formare i canali commerciali per accedere al mercato. Qui nascono le necessità di avvalersi di figure professionali e manageriali in grado di condurre al meglio l’andamento dell’impresa. .

La  successiva fase è quella di sviluppo ed espansione aziendale, nella quale sono necessari i capitali atti a supportare la crescita di progetti di impresa già avviati e consolidati. Poi viene la graduale stabilizzazione delle vendite e un aumento delle possibilità di autofinanziamento che portano l’azienda ad entrare nel suo periodo di maturità.

Anche nella fase di maturità le aziende possono necessitare di nuove iniezioni di capitale indirizzate solitamente a sostenere operazioni di finanza straordinaria. Le aziende mature hanno solitamente esigenze di ristrutturazione societaria conseguibili attraverso operazioni di turnaround che consentono sostituzioni complete o parziali nella compagine societaria e in questo caso le operazioni finanziarie hanno lo scopo di risanare le aziende in crisi, grazie all’impiego di nuovi capitali e nuove tecniche di gestione.

…la fase di

2)

Crisi di impresa

Priorità sarà quella di intervenire in modo concertato e tempestivo nelle situazioni di crisi delle imprese al fine di massimizzare il loro risanamento laddove possibile. Al fine di favorire l’emersione tempestiva delle situazioni di difficoltà o di crisi reversibili di impresa, verranno effettuare analisi preventive delle aziende , note come due diligence che letteralmente vuol dire “dovuta diligenza”. Chi sarà interessato a finanziare un’operazione straordinaria, necessita di un’analisi approfondita dell’oggetto da finanziare volta ad una migliore comprensione dell’oggetto e ad individuare possibili problematiche e criticità.

La due diligence indica quell'insieme di attività svolte dall'investitore, necessarie per giungere ad una valutazione finale, analizzando lo stato dell'azienda, compresi i rischi di eventuale fallimento dell'operazione e delle sue potenzialità future.

Tale azione, sviluppata dalle figure di giovani neolaureati formate preventivamente, dovrà svilupparsi attraverso il potenziamento di servizi qualificati di analisi e consulenza atta a effettuare una prima analisi della situazione di difficoltà per accertare in lineari massima la dimensione del rischio e l’esistenza di requisiti per il risanamento, appurata la quale occorrerà coordinare con la proprietà aziendale l’intero processo di analisi , definizione e superamento della crisi stessa. Si intende ovvia la successiva e contestuale fase di monitoraggio e tutoraggio sullo stato di avanzamento del piano di risanamento e sul rispetto del tempo e degli impegni assunti.  Le citate figure di giovani neolaureati saranno, in una prima fase, affiancati da consulenti senior al fine di ben calibrare la fase iniziale della consulenza.

 

Il business angels

I business angels sono soggetti privati che apportano del capitale ad una o più aziende, diventandone così azionista. Il requisito è che l’azienda in cui entrano a far parte abbia le potenzialità di crescita per il superamento dell’attuale fase di difficoltà. I business angels, essendo spesso manager o imprenditori, apportano altresì le esperienze in materia di gestione d’impresa e la sua rete di contatti. E’ un intervento che si sviluppa nel tempo e che prende forme molto diverse. In line generale possiamo dire che i business angels sono investitori "informali" nel capitale di rischio, che acquisiscono quote di capitale di imprese di piccola dimensione, contribuendo attivamente anche alla gestione delle stesse. Il termine business angel deriva dal fatto che essi contribuiscono in modo fondamentale alla rinascita di tutte quelle  imprese nelle quali gli imprenditori non riescono a reperire i capitali necessari a sostenere le fasi di sviluppo aziendale. I business angels vengono definiti investitori informali perché, agendo senza effettuare una raccolta di capitale presso terzi, si differenziano nettamente dagli altri operatori istituzionali attivi nel mercato del private equity. L’utilizzo di capitali propri permette agli investimenti “angel” di essere meno strutturati rispetto a quelli degli altri operatori nel mercato del capitale di rischio. Queste

caratteristiche consentono all’attività dei business angels di contraddistinguersi per la maggiore elasticità rispetto agli altri operatori, sia in termini di timing che di tipologia di intervento, rendendoli più idonei di altri al finanziamento della fase iniziale dello sviluppo di impresa. In termini di apporto dei business angels alle aziende partecipate, l’operatore fornisce un importante contributo finanziario ad aziende che altrimenti avrebbero difficoltà ad ottenere il capitale necessario allo sviluppo dei progetti imprenditoriali. Inoltre, per definizione, essendo il business angel un investitore che non si limita a sostenere

finanziariamente l’iniziativa partecipata, il business angel partecipa attivamente alla gestione aziendale mediante la copertura di cariche sociali o l’assunzione di ruoli dirigenziali. Una collaborazione attiva degli angels appare quindi come un fattore positivo sia per  gli imprenditori, in grado di migliorare la qualità della gestione aziendale,

sia per gli angels, in grado di monitorare l’andamento dell’impresa e tutelare il capitale investito. I business angels individuano il loro contributo più importante nella capacità di formulare strategie di impresa; infatti, facendo ricorso al loro a bagaglio di esperienze pregresse essi sono in grado di formulare strategie efficaci per affrontare al meglio le fasi iniziali e più rischiose dello sviluppo aziendale.

L’intervento è decisamente attivo e sviluppato attraverso figure di fiducia dello stesso business angels ed è questo il ruolo di tutoraggio sopra indicato. E’ in poche parole un’operazione simile a quella pensata dal a suo tempo Ministro Passera con la costituzione del “Fondo dei fondi”.

Aumentare cioè i fondi e l’afflusso dei capitali all’impresa, attraverso una modalità diversa dalla classica erogazione del fido bancario, ormai superata dall’ingessamento del sistema creditizio nel suo complesso. Una venture capital in cui affluiscano tutti gli investimenti; il fondo andrebbe di fatto a costituire un anchor investor per le venture capital costituite sia da imprenditori privati, da banche e da enti pubblici. Ogni anno potranno quindi entrare nuovi imprenditori e nuovi investitori.

 
 
LO SPECCHIO CHE RIFLETTE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Gennaio 2016 09:29
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…Lo Specchio che riflette

 

Guardando in modo asettico la crisi delle quattro banche italiane, in primis quella a noi vicina di Banca Marche, viene da domandarsi se si sta vivendo qualcosa di normale o se, come io ritengo, le pagine su cui si sta scrivendo la storia del nostro paese Italia siano sempre più sbiadite e confuse.

Come con una bacchetta magica, dalla notte al giorno, ecco nascere quattro “good banks” (a noi piace tanto utilizzare i termini anglosassoni). Tutto il marcio? Resta nelle “bad banks” , piene delle vecchie sofferenze e dei problemi accumulati in questi anni, compresi quelli in cui le banche erano oggetto del commissariamento.

Bene, direte, una rivoluzione, un cambiamento, una ventata di aria nuova!

Neanche per sogno!

Si riterrebbe normale, in una situazione siffatta di grande cambiamento, di ripartenza, che, finalmente in questo paese strano, chi ha commesso degli errori (per usare un eufemismo), ne paghi le giuste conseguenze; neanche per idea! …

Una premessa….è d’obbligo… se un’operazione del genere fosse fatta (come a dire il vero se ne fanno tante) da una qualsiasi azienda, voi ritenete che la stessa azienda, pur con una nuova facciata, avrebbe speranza di ricevere aiuti ed affidamenti da qualsiasi istituto di credito? Scordatevelo! La risposta sarebbe con ogni probabilità .. ” ma di fatto è una manifesta continuazione della vecchia realtà” oppure “ non c’è uno storico e quindi non è possibile prendere in considerazione la richiesta.”

In tutto questo, però, una cosa mi rallegra; per la prima volta sono le banche sotto esame. Non solo l’analisi del rating, la crif con segnalazioni, la centrale rischi sconfinata e la pratica respinta…questa volta anche i risparmiatori devono giudicare la bontà o meno dell’istituto che hanno di fronte, sono tanti i piccoli risparmiatori che possono ed aggiungo devono valutare la bontà dei dati dell’istituto che vuole vendere loro dei titoli.

E’ un messaggio grande, di un mondo che cambia, di certezze che vengono meno, di piedistalli che si abbattono, di un Italia che continua ad essere sempre più uno specchio che riflette la sua immagine al contrario.

 
   
IL MONDO DELLA CONSULENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 29 Luglio 2015 06:34
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il mondo della consulenza, a suo modo, sta vivendo un suo momento, se non di crisi, sicuramente di forte necessità di cambiamento.

Ciò che rappresentavano baluardi invalicabili, aspetti irrinunciabili, oggi sono messi a dura prova e necessitano di un atteggiamento quantomeno di rivisitazione.

Si pensi all’aspetto del controllo degli oneri finanziari di un’azienda. In passato attività principale per un consulente, che fosse interno od estero all’azienda; la necessità di verificare i costi applicati dagli istituti, la trattativa con l’istituto per intervenire sulla voce di costo, la ricerca della migliore condizione.

Oggi (parlo ovviamente per una gran parte di aziende, con le dovute eccezioni) gli equilibri di trattativa sono completamente saltati, il livello dei tassi è al tappeto, le logiche del mercato finanziario completamente stravolte.

Cosa dire poi della pianificazione finanziaria, aspetto che personalmente ho da sempre (e tutt’ora ritengo) ritenuto indispensabile per dare un senso all’attività di un’azienda. Oggi, sempre di più, assistiamo impotenti ad una navigazione a vista, ad un vivere giorno per giorno, ad una impossibilità di conoscere in anticipo ciò che potrà riservarci il futuro; la pianificazione diventa, là dove esercitata e tentata, un mero esercizio matematico, privo di senso e di riscontro.

E’ diventato oltremodo snaturato anche il panorama riferito alla gestione del rischio credito clienti, fino a qualche anno fa collegato ad una logica di assegnazione fido (alla pari delle banche) parametrato a statistiche storiche, a banche dati interne, a controlli periodici sul posto, tutti aspetti vanificati da una vita media aziendale sempre più breve e da una generale attenzione alla correttezza commerciale sempre più svilita da logiche incontrollate.

Anche nel campo della consulenza urge un cambio di passo repentino.

Se il mondo cambia, anche le imprese cambiano e di conseguenza anche la consulenza deve girare la boa.

Diceva Einstein diverse decine di anni fa:

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Agosto 2015 17:13
 
 
IL MONDO DEI CONFIDI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Luglio 2015 15:34
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Ormai da anni, il mondo dei Confidi e quello della consulenza si stanno progressivamente smantellamento di certezze, di sicurezze, di un allontanamento di un passato e di un modo di vivere le cose che non rappresenta più l’attualità.

Il mondo del Confidi sta, ormai da tempo, attraversando una sua personale fase critica, figlia delle stesse motivazioni che hanno portato allo stallo del sistema del credito ed all’asfittico comportamento degli istituti di credito; facilità nell’erogazione delle garanzie, monitoraggio e controllo di fatto carente, prevalere dei numeri, dei budget rispetto alla bontà dell’analisi.

Il senso della garanzia si è via via sempre di più trasformato, per le banche, non più in un necessario supporto a tutela del credito, bensì in uno strumento di abbattimento degli obblighi di accantonamento patrimoniale.

I Confidi, a loro volta, pur di non fermarsi a guardare indietro, agli errori fatti, hanno di fatto alzato il livello di guardia, soprattutto facendo ricorso al salvagente del Mediocredito Centrale …. (della serie il cerino accesso poi alla fine deve restare nella mani di qualcuno).

E allora occorre cercare un cambio di passo. L’attività di garanzia non può più bastare a fare un modello sostenibile. Deve essere affiancata da altri servizi, rispetto ad essa complementari. Il primo potrebbe essere quello della consulenza continuativa alla gestione finanziaria, unita a servizi di cash management. Offrendo questo servizio il Confidi diventerebbe un intermediario che controlla la formazione dei flussi di cassa aziendali e il loro impiego, dotato quindi di una forte visibilità della finanza dell’impresa cliente. La seconda attività dovrebbe basarsi sulla concessione di finanziamenti a titolo di capitale. Concretamente, il Confidi potrebbe concedere prestiti subordinati per cassa che coprono la parte “al margine” del fabbisogno finanziario dell’impresa. Questo intervento sarebbe un ulteriore elemento di conoscenza e condizionamento virtuoso delle scelte finanziarie delle aziende socie.

 
   
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