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CONSULENZA FINANZIARIA
IL FILM PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 05 Febbraio 2016 16:38
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Mi trovo decisamente in linea con questo articolo che ho recuperato nel web di qualche mese fa. Concordo pienamente sulla necessità di un nuovo percorso (tra l'altro già evidenziato nei miei precedenti articoli) tra impresa e banca che innesti una diversa modalità di dialogo tra due controparti che non sanno ed aggiungerei non possono più dialogare. Il salto va fatto in due ed ognuna delle parti deve capire che il mondo nel quale era abituata a muoversi è completamente diverso, non solo , è decisamente più complesso. Aggiungerei ai due attori il terzo incomodo dei Confidi...anche essi necessitano di una totale a mio avviso rivisitazione del ruolo fino ad oggi occupato. Nella sostanza, mi piace sempre fare un esempio calzante....il film fino ad oggi girato ha avuto la parola "fine". Oggi è ora di girarne uno nuovo, con un altro titolo, un'altra trama e speriamo.....CON UN ALTRO FINALE!!!

 

"E’ inutile prendersela con le banche o con i sistemi di rating.
Il rapporto tra imprese e mondo del credito sta subendo un’evoluzione darwiniana e solo comprendendola appieno è possibile trarne beneficio.
Questo l’avvertimento lanciato da Andrea Ferretti, docente di Gestione delle Imprese Familiari presso l’Università di Verona e docente presso la Scuola di Formazione del Banco Popolare, nella due giorni di seminario iniziato ieri e che si concluderà nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 17 giugno, presso il Polo Tecnologico di Rovereto.
Una quarantina i partecipanti, in gran parte imprenditori e titolari di piccole-medie aziende, che hanno colto l’iniziativa organizzata da Trentino Sviluppo in collaborazione con Banco Popolare come momento prezioso per comprendere, grazie ad un taglio molto pratico, come relazionarsi in modo proficuo con le banche.

«Negli anni Novanta, prima degli Accordi di Basilea – ha ricordato Andrea Ferretti – il rapporto tra banca e impresa era imperniato sul cosiddetto «credito di vicinanza». In questo modello i bilanci ed i conti delle aziende entrano ovviamente nell’analisi del merito creditizio, ma molto dipende dalla conoscenza diretta del cliente, dalla sua reputazione, dai rumor di piazza».
Poi è arrivato il crack di Lehman Brothers e i successivi salvataggi bancari e sotto la spinta della vigilanza gli istituti di credito sono passati ad un modello di erogazione del credito più oggettivo, frutto di sofisticati sistemi di rating. Il passaggio dal «rapporto fiduciario» e dalla conoscenza personale agli algoritmi del rating è stato tutt’altro che indolore.
«Il rating – spiega Ferretti – è «addestrato» ad osservare con attenzione alcune poste che si prestano più di altre a valorizzazioni soggettive e ad eventuali manipolazioni. Ad esempio si «innervosisce» in presenza di un forte incremento nel bilancio delle aziende delle immobilizzazioni immateriali, quali marchi, brevetti, investimenti in sviluppo e ricerca. Peccato che in molti casi siano proprio questi ultimi a sostenere le nostre aziende durante la crisi e a ridurre quel drammatico gap esistente rispetto ai competitor esteri.»
In questo caso sarà il gestore della relazione che, grazie alla sua conoscenza dell’azienda e dell’imprenditore, interverrà modificando il rating espresso dalla «macchina».

Meno credito, meno progetti di sviluppo, meno innovazione, meno competitività.
Questo il circolo vizioso nel quale sono rimaste impantanate, come nelle sabbie mobili, molte aziende italiane.
Come uscirne, allora? «Le imprese maggiori saranno chiamate progressivamente – ha ribadito Ferretti – a fornire alle banche flussi di informazioni e dati previsionali più continuativi, più attendibili e di migliore qualità. Ciò deriva dal fatto che la Banca Centrale Europea vuole che i modelli di rating attualmente utilizzati dalle banche accentuino progressivamente la loro capacità di «guardare avanti», tenendo conto, ad esempio, dei flussi di cassa previsionali generati dalle aziende».
«D’altra parte grazie a questa informativa più completa – osserva ancora Ferretti – la banca migliorerà la conoscenza dell’azienda e non solo non sarà più costretta ad effettuare tagli lineari sulle previsioni aziendali, ma potrà anche ridurre, eventualmente, il peso delle garanzie da acquisire.»
Il futuro del rapporto tra banca e impresa sta quindi nella coesistenza tra modelli di valutazione che passano da visioni aggregate ad analisi più dettagliate su prodotti, concorrenza e mercati di sbocco della singola impresa, ed un rapporto di conoscenza molto più solido e continuativo rispetto al passato, senza il quale i sistemi di rating fine a se stessi sarebbero come un airbag che si attiva senza cinture di sicurezza, dunque estremamente pericoloso."

 
 
UN IMPORTANTE PASSO AVANTI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Gennaio 2016 17:49
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Dove non arrivano le risorse pubbliche, adesso ci pensano i cittadini. Che aprono il portafoglio per finanziare il restauro di monumenti trascurati o aiutare il lancio di progetti innovativi nella città in cui vivono o di cui sono innamorati. Si chiama crowdfunding civico ed è l’ultima frontiera di quell’usanza molto americana di lanciare raccolte fondi online, chiedendo un contributo a tutti gli utenti della Rete, per sponsorizzare un’idea nuova.

 

In Italia qualche caso c’è già stato. Attraverso la piattaforma DeRev, è stato raccolto più di un milione di euro per la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli, andata a fuoco la notte del 4 marzo del 2013. Si aggiungeranno alle risorse statali già stanziate per questa destinazione. A Bologna il crowdfunding civico per i lavori al portico di San Luca, un gioiello del Seicento, nel santuario della Beata Vergine, ha fruttato 340mila euro.

Il caso più recente è quello del Comune di Milano, dove, però, la formula è diversa. Sono stati i cittadini stessi a proporre i progetti da finanziare. Per quelli giudicati più meritevoli si aprirà, a marzo, la raccolta fondi. «Pensiamo a progetti per rimuovere le barriere architettoniche, ridurre il digital divide, a servizi per favorire la conciliazione vita-lavoro o a nuove imprese sociali», spiega Cristina Tajani, l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Milano.

 

 

Chi riesce a mettere assieme, attraverso le donazioni, almeno la metà del budget, sarà aiutato, per il restante 50 per cento, dallo stesso ente pubblico, che ha messo sul piatto 400mila euro di risorse. «È un modo per far valutare i progetti agli stessi cittadini e dimostrare ad associazioni e piccole medie imprese che esiste una modalità di finanziamento diversa dal credito ordinario», prosegue l’assessore.

Ma c’è di più. «Il crowdfunding civico va molto al di là del semplice e scontato “sfruttamento” di denaro dei privati. E’ un’occasione per creare una cittadinanza viva e pronta ad attivarsi per il bene del territorio». Lo racconta Agnese Agrizzi, ideatrice del crowdfunding di Bologna. Qui, i lavori previsti al Portico sono già stati eseguiti. E oggi sotto le arcate si tengono visite guidate e conferenze. San Luca è diventato meta di biciclettate e tour a piedi.

 

 

Anche i numeri confermano che il terreno è potenzialmente fertile: una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con Tim, parla di oltre 56 milioni di euro investiti dagli italiani in campagne di crowdfunding. La rivoluzione, insomma, è già iniziata. Tanto che anche i comuni più piccoli e persino le parrocchie hanno cominciato a lanciare le loro iniziative.

Le piattaforme a cui appoggiarsi attive nel nostro Paese sono 62. I modelli da seguire, invece, si trovano per lo più, all’estero. Per dire: sono stati finanziati grazie alle donazioni dei cittadini la piscina pubblica galleggiante sulle acque dell’East River, a New York, che dovrebbe vedere la luce nel 2017 e il Luchtsingel, il ponte pedonale che collega il centro finanziario di Rotterdam con una delle principali stazioni ferroviarie della città.

 
 
UN BANDO INTERESSANTE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Gennaio 2016 17:45
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CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO AUTOTRASPORTO CONTO TERZI FINO A 13.000 EURO CAMION E SEMI RIMORCHI
Beneficiari:
Sono beneficiari del bando le imprese di autotrasporto di merci, di qualsiasi dimensione, attive sul territorio italiano, in regola con i requisiti di Iscrizione al Registro elettronico nazionale e all'Albo degli autotrasportatori di cose per conto di terzi.
Scadenza:
Domande presentabili fino al 31 MARZO 2016.
Categoria:
Err. Categoria non Associata,Artigianato,Commercio,Industria,Turismo
Stato di Occupazione:
Tutti
Misura del Contributo:
Contributi per acquisto rimorchio fino a € 6.000 e contributi per acquisto camion da 9.000 fino a 13.000 euro
Interventi ammessi:
Sono spese ammissibili : a) acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di autoveicoli, nuovi di fabbrica, adibiti al trasporto di merci in conto di terzi di massa massima complessiva a pieno carico da 3,5 a 7 tonnellate, a trazione alternativa a gas naturale o biometano; b) acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di autoveicoli, nuovi di fabbrica, adibiti al trasporto di merci in conto di terzi di massa massima complessiva a pieno carico pari o superiore a 16 tonnellate, a trazione alternativa a gas naturale o biometano; c) acquisizione, anche mediante locazione finanziaria, di semirimorchi, nuovi di fabbrica, per il trasporto combinato ferroviario rispondenti alla normativa UIC 596-5 e per il trasporto combinato marittimo dotati di ganci nave rispondenti alla normativa IMO e che siano tali da innalzare il livello di tutela ambientale.

 

 

 
   
UNA BRUTTA PAGINA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Gennaio 2016 17:40
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Facciamo un po' di conti. Alla chiusura di ieri Mps valeva il 56% in meno rispetto all'inizio dell'anno e il 43,2% in meno rispetto a venerdì 15. Per Banca Carige il saldo era rispettivamente -47% e -32%, per il Banco -29% e -22%, per la Bper -23% e -16%, per Unicredit -25% e -15% e per Ubi -24% e -15%. Temperature siberiane dopo un sell-off violentissimo che aveva sì colpito tutti i mercati ma che si era accanito con particolare veemenza - e con motivazioni più o meno convincenti - sulle banche italiane. Alla base una presunta richiesta di azioni aggiuntive sulle sofferenze imposta dalla Vigilanza Bce, quando in realtà la suddetta richiesta non era altro che un questionario sulle procedure per la gestione dei crediti deteriorati. Praticamente un non-evento.

La signora Nouy, il capo della Vigilanza, per solito molto solerte nel rampognare le banche, specie se italiane, ha impiegato ben tre giorni - e tre sedute di borsa da tregenda - a fare chiarezza sulla vicenda e l'ha fatto solo perché costretta a rispondere sul tema in un'audizione alla Commissione economica del Parlamento. Prima si è limitata ad assistere al tracollo degli istituti senza battere ciglio. Un po' come un vigile urbano che sta a bordo strada e interviene a dirigere il traffico soltanto dopo il terzo incidente mortale. Poi si è ricordata che la sua struttura aveva vivisezionato quelle stesse banche attraverso i più acrobatici stress test e le aveva promosse; a quel punto, su richiesta, si è sentita in dovere di dire: "Tranquilli, quelle banche sono a posto".

Un atteggiamento che il presidente della Bce, Mario Draghi, non ha troppo gradito se è vero che nel corso della conferenza stampa post direttivo, ha ribadito in modo chiaro e inequivocabili, anche con maggiori dettagli, che hanno accantonamenti in linea con quelli degli altri istituti di credito dell'Eurozona e hanno anche un alto livello di garanzie e collaterali e che a nessuno saranno richiesti ulteriori accantonamenti o aumenti di capitale che il problema degli npl non si può risolvere in quattro e quattr'otto.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti con il maxi rimbalzo di oggi che ha quasi cancellato tre giorni di picchiata: Mps +43%, Carige +30%, Bper +11%, Banco +10%, Unicredit +8% e Ubi +6%.

Consob ha monitorato per tutta la settimana l'andamento dei titoli a caccia di movimenti anomali e bloccando su alcuni le vendite allo scoperto. Ma di certo nel corso dei vari raid basati sul nulla (o quasi) qualcuno ci ha guadagnato eccome perché pensare che da un giorno all'altro una banca possa valere il 30% in più o il 40% in meno è follia. Oppure pura speculazione. E allora un'indagine approfondita da parte delle autorità è un atto dovuto. Specie in un momento in cui il risparmio viene preso a sberloni.

 
 
UN MIO VECCHIO PROGETTO DEL 2012!!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Gennaio 2016 09:32
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PROGETTO PER IL SUPERAMENTO DELLA DIFFICOLTA’ NELL’EROGAZIONE DEL CREDITO E DELLA COMUNICAZIONE BANCA-IMPRESA

 

 

premesso che

 

- l’accordo di Basilea è un trattato che sancisce le regole con cui gli istituti di credito devono calcolare il loro capitale regolamentare, definendo anche quali sono le nuove modalità di valutazione della clientela, al fine di garantire la stabilità del sistema bancario stesso;

 

- le nuove modalità di valutazione hanno introdotto un sistema di regole per il calcolo del rischio di impresa delle aziende che fanno richiesta di accesso al credito che si basano sul sistema del rating.

 

- Il rating esprime un voto sulla qualità/rischiosità del cliente. La concessione ed il costo del credito, quindi, dipende dal punteggio assegnato;

 

- la modalità di calcolo del rating, così come applicato, sta generando notevoli difficoltà nel superamento delle problematiche connesse ai dati di bilancio delle aziende, all’andamentale delle ed infine alle banche dati esterne (crif – Centrale rischi); si verifica quindi la necessità, pur partendo dalla bontà del principio connesso al merito creditizio, di superare in sinergia le maglie strette di applicazione dello stesso.

 

- sul territorio si è assistito all’acuirsi della crisi che ha investito il sistema produttivo locale, colpendo particolarmente le piccole e medie imprese, con un progressivo indebolimento della dinamica del credito e un calo dei finanziamenti che ha riguardato soprattutto le componenti a breve e a medio termine;

 

- molte imprese non hanno ancora metabolizzato i cambiamenti avvenuti nel mercato del credito e non sanno come supportare le nuove richieste di informazioni da parte del sistema creditizio.

 

- nasce la necessità di collocare nel mercato del lavoro figure importanti per la società come i giovani neolaureati, oggi statisticamente sempre più in difficoltà con il mercato del lavoro. Il progetto prevede che gli stessi, attraverso  specifici corsi di formazione, siano poi inseriti all’interno delle aziende per un’attività mirata al superamento delle citate  problematiche per l’ottenimento dell’affidamento necessario mediante un’attività di tutoraggio atta alla verifica ed al raggiungimento dell’obiettivo prefissato;

 

- obiettivo fondamentale sarà quello del superamento della fase di stallo che sta vivendo il sistema del credito, nelle sue modalità ordinarie, diretto quindi ad un impegno congiunto per stimolare e sostenere un cambiamento dell’apparato produttivo verso una maggiore competitività basata sulla qualità delle risorse umane e dei modelli organizzativi, sull’aumento dimensionale, sull’accesso più esteso alla ricerca ed all’innovazione tecnologica, sullo sviluppo di un’operatività collocata in un contesto reti di impresa. L’ottica è quella di far ricorso a diverse forme di finanziamento, che superino le logiche restrittive dell’attuale sistema creditizio e che si affaccino al mondo della finanza straordinaria quale quello del business angels.

 

Premesso ciò

 

1)

In questo contesto emerge la necessità di superare la difficoltà di accesso al credito e di innestare un percorso alternativo su un doppio binario:

 

- Formazione

- Crisi di impresa, nuovi strumenti finanziari (business angels).

Formazione

 

Occorre in ogni caso cercare di condividere un percorso comune basato sull’utilizzo di strategie e strumenti finalizzati alla crescita dell’impresa ed al superamento dei momenti di difficoltà che la stessa deve affrontare. La costruzione di tale percorso è basata sull’attivazione di un’attività di formazione interna alle aziende, ritenendo come sia fondamentale contribuire alla crescita formativa delle aziende e delle risorse umane delle stesse, agevolando la comunicazione all’interno delle aziende, aumentandone la produttività. La formazione dovrà riguardare manager, responsabili del personale e della gestione delle risorse umane, gruppi di lavoro e singoli lavoratori che si trovino ad affrontare momenti di cambiamento, di riorganizzazione, di difficoltà nella gestione dei processi lavorativi, comunicativi o relazionali.  Ad esempio, quando in ambito lavorativo diventa difficile:

  • La condivisione di un progetto;
  • La convivenza;
  • La relazione con i colleghi;
  • La motivazione al lavoro;
  • La coesione organizzativa;
  • L’integrazione dei progetti personali con quelli aziendali;
  • La gestione dei conflitti in fasi di cambiamento.

Uno specifico cammino formativo sarà poi riservato a giovani neolaureati che saranno inseriti all’interno delle aziende per un’attività mirata alla risoluzione delle problematiche di difficoltà  mediante un’attività di tutoraggio atta alla verifica ed al raggiungimento dell’obiettivo prefissato;

 

Ciclo di vita delle imprese e modalità di finanziamento

È possibile suddividere il ciclo di vita di un’impresa in relazione alle diverse fasi di crescita che comunemente accompagnano un progetto imprenditoriale verso la sua maturità. La suddivisione della vita aziendale in fasi di crescita consente di identificare le fonti finanziare più appropriate ad ognuna di esse e di individuare gli operatori più idonei a fornirle. Nel corso della vita di un’impresa le esigenze finanziare mutano costantemente in relazione a molteplici fattori come: il livello delle vendite, l’intensità di capitale, la capacità di autofinanziamento e gli obiettivi di crescita.

La prima  fase è il periodo in cui l’imprenditore studia la fattibilità del progetto, si tratta dello stage nel quale le incertezze relative agli sviluppi futuri dell’idea imprenditoriale sono ai massimi livelli e nel quale le risorse finanziarie esterne sono praticamente impossibili da ottenere, in quanto l’idea d’impresa è poco più che abbozzata.

Questa fase richiede normalmente quantità di capitale contenute che provengono dalle risorse personali dell’imprenditore o da famiglia ed amici . La seconda fase include le operazioni che vengono effettuate a sostegno del progetto imprenditoriale; si tratta di studi di fattibilità tecnica ed economica atti a programmare le primissime fasi di sviluppo dell’impresa. In questo periodo il volume delle vendite è pari a zero poiché è presente un’idea, ma manca un prodotto realizzato ed una struttura aziendale in grado di portarlo sul mercato. Il grado di incertezza è estremamente elevato così come lo

è rischio di fallimento del progetto. In questa fase insorgono le prime esigenze finanziarie, necessarie per sviluppare la fase sperimentale e la pianificazione del progetto. Nonostante la quantità di capitale necessaria non sia elevata, in questa situazione risulta difficile ottenere l’accesso a fonti di finanziamento esterne a causa dei proibitivi livelli di rischio ed incertezza. In questa fase sono necessari dei capitali “pazienti”, da parte di investitori che siano disposti ad immobilizzarli nell’attesa di una maturazione del progetto.

La fase start-up è lo stadio principale per l’avvio dell’attività di impresa; è il momento in cui il progetto, sviluppato nelle fasi precedenti, trova accesso al mercato. Si tratta della fase in cui il prodotto viene presentato al mercato e lanciato in commercio. Questo periodo è probabilmente il più complesso del ciclo di vita dell’impresa, in quanto sono necessari investimenti consistenti, allo scopo di creare capacità produttiva e formare i canali commerciali per accedere al mercato. Qui nascono le necessità di avvalersi di figure professionali e manageriali in grado di condurre al meglio l’andamento dell’impresa. .

La  successiva fase è quella di sviluppo ed espansione aziendale, nella quale sono necessari i capitali atti a supportare la crescita di progetti di impresa già avviati e consolidati. Poi viene la graduale stabilizzazione delle vendite e un aumento delle possibilità di autofinanziamento che portano l’azienda ad entrare nel suo periodo di maturità.

Anche nella fase di maturità le aziende possono necessitare di nuove iniezioni di capitale indirizzate solitamente a sostenere operazioni di finanza straordinaria. Le aziende mature hanno solitamente esigenze di ristrutturazione societaria conseguibili attraverso operazioni di turnaround che consentono sostituzioni complete o parziali nella compagine societaria e in questo caso le operazioni finanziarie hanno lo scopo di risanare le aziende in crisi, grazie all’impiego di nuovi capitali e nuove tecniche di gestione.

…la fase di

2)

Crisi di impresa

Priorità sarà quella di intervenire in modo concertato e tempestivo nelle situazioni di crisi delle imprese al fine di massimizzare il loro risanamento laddove possibile. Al fine di favorire l’emersione tempestiva delle situazioni di difficoltà o di crisi reversibili di impresa, verranno effettuare analisi preventive delle aziende , note come due diligence che letteralmente vuol dire “dovuta diligenza”. Chi sarà interessato a finanziare un’operazione straordinaria, necessita di un’analisi approfondita dell’oggetto da finanziare volta ad una migliore comprensione dell’oggetto e ad individuare possibili problematiche e criticità.

La due diligence indica quell'insieme di attività svolte dall'investitore, necessarie per giungere ad una valutazione finale, analizzando lo stato dell'azienda, compresi i rischi di eventuale fallimento dell'operazione e delle sue potenzialità future.

Tale azione, sviluppata dalle figure di giovani neolaureati formate preventivamente, dovrà svilupparsi attraverso il potenziamento di servizi qualificati di analisi e consulenza atta a effettuare una prima analisi della situazione di difficoltà per accertare in lineari massima la dimensione del rischio e l’esistenza di requisiti per il risanamento, appurata la quale occorrerà coordinare con la proprietà aziendale l’intero processo di analisi , definizione e superamento della crisi stessa. Si intende ovvia la successiva e contestuale fase di monitoraggio e tutoraggio sullo stato di avanzamento del piano di risanamento e sul rispetto del tempo e degli impegni assunti.  Le citate figure di giovani neolaureati saranno, in una prima fase, affiancati da consulenti senior al fine di ben calibrare la fase iniziale della consulenza.

 

Il business angels

I business angels sono soggetti privati che apportano del capitale ad una o più aziende, diventandone così azionista. Il requisito è che l’azienda in cui entrano a far parte abbia le potenzialità di crescita per il superamento dell’attuale fase di difficoltà. I business angels, essendo spesso manager o imprenditori, apportano altresì le esperienze in materia di gestione d’impresa e la sua rete di contatti. E’ un intervento che si sviluppa nel tempo e che prende forme molto diverse. In line generale possiamo dire che i business angels sono investitori "informali" nel capitale di rischio, che acquisiscono quote di capitale di imprese di piccola dimensione, contribuendo attivamente anche alla gestione delle stesse. Il termine business angel deriva dal fatto che essi contribuiscono in modo fondamentale alla rinascita di tutte quelle  imprese nelle quali gli imprenditori non riescono a reperire i capitali necessari a sostenere le fasi di sviluppo aziendale. I business angels vengono definiti investitori informali perché, agendo senza effettuare una raccolta di capitale presso terzi, si differenziano nettamente dagli altri operatori istituzionali attivi nel mercato del private equity. L’utilizzo di capitali propri permette agli investimenti “angel” di essere meno strutturati rispetto a quelli degli altri operatori nel mercato del capitale di rischio. Queste

caratteristiche consentono all’attività dei business angels di contraddistinguersi per la maggiore elasticità rispetto agli altri operatori, sia in termini di timing che di tipologia di intervento, rendendoli più idonei di altri al finanziamento della fase iniziale dello sviluppo di impresa. In termini di apporto dei business angels alle aziende partecipate, l’operatore fornisce un importante contributo finanziario ad aziende che altrimenti avrebbero difficoltà ad ottenere il capitale necessario allo sviluppo dei progetti imprenditoriali. Inoltre, per definizione, essendo il business angel un investitore che non si limita a sostenere

finanziariamente l’iniziativa partecipata, il business angel partecipa attivamente alla gestione aziendale mediante la copertura di cariche sociali o l’assunzione di ruoli dirigenziali. Una collaborazione attiva degli angels appare quindi come un fattore positivo sia per  gli imprenditori, in grado di migliorare la qualità della gestione aziendale,

sia per gli angels, in grado di monitorare l’andamento dell’impresa e tutelare il capitale investito. I business angels individuano il loro contributo più importante nella capacità di formulare strategie di impresa; infatti, facendo ricorso al loro a bagaglio di esperienze pregresse essi sono in grado di formulare strategie efficaci per affrontare al meglio le fasi iniziali e più rischiose dello sviluppo aziendale.

L’intervento è decisamente attivo e sviluppato attraverso figure di fiducia dello stesso business angels ed è questo il ruolo di tutoraggio sopra indicato. E’ in poche parole un’operazione simile a quella pensata dal a suo tempo Ministro Passera con la costituzione del “Fondo dei fondi”.

Aumentare cioè i fondi e l’afflusso dei capitali all’impresa, attraverso una modalità diversa dalla classica erogazione del fido bancario, ormai superata dall’ingessamento del sistema creditizio nel suo complesso. Una venture capital in cui affluiscano tutti gli investimenti; il fondo andrebbe di fatto a costituire un anchor investor per le venture capital costituite sia da imprenditori privati, da banche e da enti pubblici. Ogni anno potranno quindi entrare nuovi imprenditori e nuovi investitori.

 
   
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