image1

CONSULENZA FINANZIARIA
IL MONDO DEI CONFIDI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Luglio 2015 15:34
Share

Ormai da anni, il mondo dei Confidi e quello della consulenza si stanno progressivamente smantellamento di certezze, di sicurezze, di un allontanamento di un passato e di un modo di vivere le cose che non rappresenta più l’attualità.

Il mondo del Confidi sta, ormai da tempo, attraversando una sua personale fase critica, figlia delle stesse motivazioni che hanno portato allo stallo del sistema del credito ed all’asfittico comportamento degli istituti di credito; facilità nell’erogazione delle garanzie, monitoraggio e controllo di fatto carente, prevalere dei numeri, dei budget rispetto alla bontà dell’analisi.

Il senso della garanzia si è via via sempre di più trasformato, per le banche, non più in un necessario supporto a tutela del credito, bensì in uno strumento di abbattimento degli obblighi di accantonamento patrimoniale.

I Confidi, a loro volta, pur di non fermarsi a guardare indietro, agli errori fatti, hanno di fatto alzato il livello di guardia, soprattutto facendo ricorso al salvagente del Mediocredito Centrale …. (della serie il cerino accesso poi alla fine deve restare nella mani di qualcuno).

E allora occorre cercare un cambio di passo. L’attività di garanzia non può più bastare a fare un modello sostenibile. Deve essere affiancata da altri servizi, rispetto ad essa complementari. Il primo potrebbe essere quello della consulenza continuativa alla gestione finanziaria, unita a servizi di cash management. Offrendo questo servizio il Confidi diventerebbe un intermediario che controlla la formazione dei flussi di cassa aziendali e il loro impiego, dotato quindi di una forte visibilità della finanza dell’impresa cliente. La seconda attività dovrebbe basarsi sulla concessione di finanziamenti a titolo di capitale. Concretamente, il Confidi potrebbe concedere prestiti subordinati per cassa che coprono la parte “al margine” del fabbisogno finanziario dell’impresa. Questo intervento sarebbe un ulteriore elemento di conoscenza e condizionamento virtuoso delle scelte finanziarie delle aziende socie.

 
 
La strada in salita................... PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 26 Giugno 2015 21:54
Share

Intesa Sanpaolo, UniCredit e KKR Credit, parte di KKR & Co. L.P., una delle principali società globali di investimento, hanno raggiunto oggi un accordo in base al quale, al soddisfacimento di alcune condizioni, le due più importanti banche italiane trasferiranno la loro esposizione in crediti ed equity relativi ad un selezionato numero di imprese in restructuring in un veicolo gestito dalla piattaforma italiana lanciata da KKR Credit. La piattaforma ha lo scopo di fornire ad alcune medio-grandi società industriali italiane nuovi capitali e competenze operative, supportando così le banche nella gestione dei propri asset. La piattaforma ha l’obiettivo di consentire alle società di ritrovare l’equilibrio finanziario, di tornare a crescere e a creare valore a beneficio di tutti gli stakeholder, inclusi gli attuali azionisti delle società stesse e le banche, che condivideranno i ritorni positivi conseguenti alla ripresa delle performance delle società e del valore dei relativi asset iscritti a bilancio. Intesa Sanpaolo e UniCredit, assieme a KKR Credit hanno congiuntamente sviluppato questo progetto innovativo, inclusa la sua valutazione con le autorità competenti. La piattaforma sarà aperta in futuro ad altri istituti di credito e società che possono trarre vantaggio da nuovi capitali e da un ulteriore supporto operativo. Alvarez & Marsal svolgerà il ruolo di preferred Service Provider alla piattaforma.

Tutto questo sarebbe assolutamente positivo, se non esistesse un piccolo particolare; in Italia le piccole imprese, quelle che hanno meno di cinquanta dipendenti, sono circa il 90% della totalità delle imprese italiane….che dietro un’operazione di questo tipo ci sia tanto fumo e niente arrosto?? E’ forse un modo per mettersi a posto le coscienze……ai posteri l’ardua sentenza

 
 
l'equilibrio PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 10 Giugno 2015 12:32
Share

Circa un anno fa ho ascoltato un intervento di Paolo Barnard sul motivo del sempre più ridotto credito ricevuto da famiglie ed azienda dalle banche e penso di poterne sposare il senso e le conclusioni.  Nel suo intervento Barnard spiegava come una Banca fosse obbligata, in relazione alle normative, ad accantonare, in linea generica, dall’8 al 10 % di tutto quello che la banca presta in prestiti alle aziende e in mutui alle famiglie.

A seguito, prima della crisi finanziaria americana dal 2007 al 2011, poi dalla crisi che ancora oggi attanaglia l’Europa, si è scoperto che le banche europee hanno diversi problemi nel rispettare i parametri patrimoniali stabiliti dalle normative in essere.
In Italia la stima è di 150 miliardi di euro solo per prestiti di mutui non restituiti. 
Allora il problema qual è? Il problema è che quando le banche sono state sottoposte ai test di verifica da parte delle autorità economiche preposta, sono state invitate a riequilibrare il rapporto fra capitale e tutti i mutui e i prestiti emessi.

In luogo, infatti, del citato rapporto tra l’8% ed il 10%, i rapporti erano diventati in realtà del 2-3, massimo 4 % ed Il capitale delle banche italiane in particolare le piccole medio banche italiane andava ricostituito. E allora cosa hanno pensato di fare le banche?

Invece di tentare di mettere pressione politica perché l’economia si raddrizzi, perchè torni a circolare la ricchezza , perché i problemi delle banche vengano coperti da economia reale, hanno pensato di fare un’operazione molto semplice. Dobbiamo riequilibrare un capitale  con prestiti e mutui che sono diventati inesigibili o che sono troppi? Bene!

Tagliamo a metà i prestiti e i mutui così il rapporto in percentuali si riequilibria, in una parola stretta del credito. Questo è precisamente e scientificamente il motivo per cui oggi  le banche non prestano più. Soluzione?

Cercare nuovi canali alternativi alle banche; dobbiamo comprendere una volta per tutte che le banche prestano e presteranno per diverso tempo il denaro solo se hanno un forte ritorno economico ed un rischio pari allo zero e questo durerà almeno fino a quando non sarà interamente ricostituito il loro capitale interno. Se la Borsa o i titoli di Stato danno alla banca interessi migliori delle aziende, ovviamente le banche scelgono i primi. Lo diceva un mostro universale dell’economia cioè John Maynard Keynes.

 

 
   
IL FUTURO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 24 Maggio 2015 18:26
Share

Quando nel mio lavoro mi imbatto in un’azienda in difficoltà ( e ce ne sono tante), nasce subito l’interrogativo principale : come riuscire a convincere la banca ad avere fiducia nell’impresa e nell’imprenditore?

Spesso la lotta è impari, a maggior ragione se l’azienda ha la sfortuna di avere uno storico macchiato, una qualche segnalazione in banche dati o comunque un collegamento a precedenti realtà imprenditoriali cui l’attuale compagine societaria fa riferimento.

Personalmente da sempre sono stato fautore del merito creditizio, del meccanismo di collegamento di condizioni favorevoli o sfavorevoli in relazione alla rischiosità del cliente, che sia impresa o privato e , già nel 2004 (in tempi non sospetti) avevo iniziato un percorso informativo e di consulenza su Basilea 2 e sull’impatto che la stessa normativa avrebbe avuto sul mondo imprenditoriale.

Ho sempre ritenuto che l’attuale crisi del rapporto banca/impresa non sia derivazione di una sola delle due parti, ma sia figlia di un sistema che in passato ha fatto comodo a tutti, ad entrambi le parti in questione, ma che ha prodotto molteplici danni , di cui oggi paghiamo tutti le conseguenze.

Non riesco, quindi , nella mia attività a prendere le difese di una o dell’altra parte, mettendo sullo stesso piano da una parte l’imprenditore che in un recente passato ha in genere dilapidato e sprecato i così chiamati “anni d’oro” in cui si guadagnava, si facevano utili, ma gli stessi utili venivano spesso finalizzati in direzioni sbagliate, vedesi acquisti di mirabolanti immobili e capannoni e dall’altra la banca, pronta, in nome dei numeri, degli utili e del risultato, a dare denaro a destra e a manca, soprattutto sul principio “ dell’amico degli amici”.

Oggi si compie da parte della banca l’esatto errore contrario, ci si chiude a riccio per paura, per non rischiare, per evitare di prendere la fregatura (mi verrebbe da pensare a chi in passato queste questioni non se le poneva…………). L’invito è quello, in presenza di un sano progetto imprenditoriale e di un’azienda che ha lavoro e margini, di superare alcuni aspetti burocratici legati alla segnalazione, al collegamento di un pregresso, alla macchia del passato…

Emilie du Chatelet diceva “ il presente si arricchisce del passato e del futuro……..guardiamo anche a questo ogni tanto.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Maggio 2015 18:27
 
 
IL RITARDO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Maggio 2015 06:26
Share

“  Da Milano Finanza del 3 marzo scorso----------- In Italia  le banche (globalmente) hanno un fabbisogno di 305 miliardi di euro di liquidità a breve termine e 640 miliardi di raccolta a più lungo termine per mettersi in regola con i due indicatori di Basilea 3. Quanto invece ai requisiti di capitale, le banche sono ormai vicine a toccare i minimi previsti dalla normativa internazionale, peraltro superati in Europa dalle più stringenti richieste di Bce ed Eba. E' quanto emerge dai dati pubblicati oggi dal Comitato di Basilea. L'analisi ha riguardato 98 banche di grandi dimensioni.

Capitale. Le banche maggiori hanno mostrato un deficit di 3,9 miliardi per arrivare al requisito del 7% di capitale di maggiore qualità. Si tratta di un fabbisogno molto basso, considerando che le 98 maggiori banche hanno registrato utili per 210 miliardi nel primo semestre 2014. Il settore ha vissuto tre anni di forte rafforzamento patrimoniale: basti pensare che il deficit, ora quasi annullato, era pari a 486 miliardi a metà 2011.

Liquidità. Su questo fronte i minimi non sono raggiunti da una banca su cinque. Le banche non ancora in linea sono il 20% del totale, con un deficit pari in valore assoluto a 640 miliardi di euro.”

Il messaggio che voglio trarre da questi dati è di doppia lettura; da una parte di positività e vale a dire: le banche italiane stanno ricostituendo la loro forza capitale annullando il deficit degli anni scorsi e quindi sono più sicure, allontanando in molti casi lo spettro del commissariamento, dall’altro di allarme, stante la presenza di un buon numero di banche ancora con indici di liquidità non in linea e se a questo aggiungiamo le molte sofferenze “in pancia” agli istituti il quadro è ben lungi dal definirsi risolto.

Non credo sia questa la sede per individuare le motivazioni che in passato hanno generato questa situazione e questa necessità di una rincorsa che è andata ovviamente quasi tutta a scapito delle famiglie e delle imprese, ma certamente una domanda occorre porsela: stante i parametri certamente stringenti imposti dall’Europa, come potranno in futuro gli istituti di credito riprendere la loro normale funzione “sociale” di supporto sia al mondo delle famiglie che delle aziende?

La riflessione che spesso faccio a me stesso e confrontandomi con imprenditori e professionisti è quella piuttosto chiara nella mia mente che individua nell’anno 2000 lo spartiacque non solo di un millennio, ma anche in termini di rapporti economici di un sistema del credito in generale che, dal momento in cui le banche hanno iniziato e poi completato un progressivo percorso di trasformazione, perdendo la loro iniziale caratteristica “pubblica” per inserirsi nel “privato.

Innestandosi questo percorso, al momento senza ritorno, si è progressivamente acuita la necessità nel sistema bancario degli stessi meccanismi di “esigenza” tipici dell’azienda privata e cioè la necessità del raggiungimento degli utili di bilancio, il controllo dei costi, il budget da raggiungere, etc.

Mettiamoci quindi l’animo in pace come consulenti e cerchiamo di far aprire gli occhi alle aziende….il film girato fino a qualche anno fa è finito ed è da tempo iniziato un nuovo film, più bello, più brutto, questo non lo sappiamo…sicuramente diverso; sempre di più l’equazione da tenere presente sarà: io banca posso prestarti il denaro se ne ho convenienza e se il mio rischio è calcolato e soprattutto supportato da garanzie aggiuntive. Diversamente io banca non ho alcun interesse a venire verso le tue esigenze….

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Maggio 2015 06:28
 
   
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 Succ. > Fine >>

Pagina 6 di 8

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk