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CONSULENZA FINANZIARIA
LO STALLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 17 Aprile 2015 12:19
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COME USCIRE DALLO STALLO……

Nella mia attività di consulenza mi sto imbattendo in situazioni sempre più complesse, ma allo stesso tempo sempre più chiare.

Partiamo da una considerazione, chiarendo immediatamente che chi scrive, da tempi remoti, non sospetti, sostiene che i principi alla base dell’applicazione di Basilea 2 prima, Basilea 3 oggi, sono sacrosanti e giusti.

Non a  caso già nel 2004 , in sinergia con un’azienda di Forlì ed una casa di Software di Piacenza, iniziammo un percorso di convegni, elaborazioni software e consulenze sul tema.

Premesso questo, ritengo che non il principio ed i contenuti, ma l’applicazione o meglio le modalità di applicazione di Basilea sia errata ed in alcuni casi snaturata.

In prima battuta ricordo le parole di un Direttore Generale di un primario istituto che, invitato ad uno dei Convegni organizzati disse le testuali parole “ uno dei problemi più grandi delle banche è la non sufficiente professionalità al proprio interno, a partire dalle Direzioni Centrali, fino all’ultima delle filiali. Era l’anno 2004 e sono passati più di dieci anni, ma credo inutilmente, stante il quadro attuale.

Sento ancora in giro direttori e gestori di banca sostenere di non poter comunicare al cliente il proprio rating o che, nell’applicazione dello stesso, le spiegazioni non possono essere date. Se è vero che non esiste un “obbligo” giuridico per la banca, ricordo il principio di trasparenza e di pubblicità contenuti all’interno dei dettami di Basilea ed in ogni caso il buon senso dovrebbe a mio parere prevalere.

Cosa dire poi quando, di fronte all’elaborazione del rating,  nasce (nella maggior parte dei casi) la problematica connessa alla bassa capitalizzazione dell’impresa?

Qui inizia la magica soluzione con la quale si consiglia all’imprenditore di procedere all’aumento di capitale o comunque di “mettere i soldi in azienda”… la successiva frase magica è “ non può essere solo la banca a crederci!!”. Il più delle volte finisce che la pratica di fido viene respinto, che l’impresa non ha il denaro richiesto e che , nell’arco di un tempo più o meno lungo, l’impresa chiude o chiede il concordato, riaprendo poi, a ranghi ridotti, con altra veste e nome.

Anche in questo caso faccio un inciso… : parole sante quelle con cui si sostiene che non può essere solo la banca a credere in un progetto , nonchè a finanziarlo!!  Ma come ne usciamo? Siamo nel 2015, credo che tutti concordiamo che il film della società italiana girato fino al 2007 sia concluso e che il film che si sta girando da ormai 7 – 8 anni sia un altro, diverso, più bello o più brutto non lo sappiamo e non lo vogliamo dire, ma diverso!!

Tornando a Basilea 3, i  soggetti interessati (banche ed imprese) sono e saranno fortemente in crisi di idee e di strategie (io aggiungo anche di uomini). Rischiamo di continuare a cozzare contro un muro se pretendiamo che il problema della capitalizzazione aziendale si risolva magicamente da sola. I discorsi sono fin troppo ovvi….le banche non hanno né voglia, né soprattutto interesse a prestare denaro là dove rischiano qualcosa ( e già su questo si potrebbe scrivere un libro….) ; gli imprenditori , sia perché in passato alcuni hanno fatto passi più lunghi della gamba, sia perché il denaro è spesso uscito dall’azienda per scopi personali, sia perché culturalmente non pronti, sia perché con il tempo i margini di utile si sono assottigliati, resta il fatto che oggi non hanno il denaro da mettere.

E’ uno stallo che non può continuare e che sta lentamente portando alla chiusura di molte aziende ed alla perdita di lavoro di molte persone.

Io ritengo che si debba innestare un meccanismo attraverso il quale, così come per le banche, si fissi anche per le imprese un obbligo di capitale minimo , al fine di diminuire i rischi del default che tanti danni stanno facendo.  Il denaro relativo, stante che gli imprenditori non sono in grado in modo autonomo, dovrà derivare dal sistema bancario, a sua volta garantito dal fondo di garanzia e dal mondo dei confidi regionali, coinvolgendo le Regioni stesse a tutela dell’accordo. L’impresa avrà l’onere, oltre che dell’utilizzo dei fondi in aumento della capitalizzazione ed alla progressiva restituzione degli stessi, anche di rendicontare periodicamente l’andamento economico – patrimoniale. Si dovrà di fatto sottoporre ad un tutoraggio, immagino mal digerito, ma indispensabile e necessario ; le banche a loro volta avranno l’onere di valutare l’evolversi del progetto aziendale, pena la naturale rescissione dell’accordo intervenuto nel caso in cui gli ambiti progettuali venissero disattesi dall’azienda.

Personalmente credo sia ora di scrollarci di dosso un appiattimento in cui siamo caduti, cercando di ripartire da ambiti nuovi, nei quali anche i principi etici abbiano un senso ed una sua valenza, senza voler per questo fare il sognatore o il moralista.

Credo che la società in cui viviamo, i nostri figli, noi tutti nel complesso, abbiamo finalmente il diritto di uscire dal buio in cui, da troppo tempo, siamo caduti.

 

 
 
FORMAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 14 Febbraio 2015 14:21
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Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri». Confucio .

Quante volte mi sono imbattuto in imprenditori per i quali nessun ambito della propria azienda era in qualche modo sconosciuto, da scoprire o che tutto quello che doveva essere fatto era stato svolto da loro. L’azienda è spesso vista come una propria creatura, esclusiva, dove gli altri non devono interferire…” che meglio di me conosce la mai azienda!!” . In realtà invece, soprattutto oggi, ha bisogno di cambiamenti, di crescita, di innovazione non solo tecnologica, ma di pensiero e , da qui, un ambito a me caro, quello della formazione. “Formazione”….. una parola usata e spesso abusata ; quando si parla di formazione spesso si corre il rischio di pensare a qualcosa di obbligatorio, una necessità spesso dettata dalle normative, che prevedono, nella loro applicazione, la frequenza di corsi, più o meno cari ed a pagamento, senza i quali il professionista o l’imprenditore in genere non sarebbe in regola. Formazione è certamente in effetti anche questo e, pur essendo  d’accordo sulla modalità e quindi sulla necessità dell’aggiornamento continuo che qualsiasi figura che svolge un ruolo imprenditoriale dovrebbe frequentare, credo invece  non in linea la parte economica, il costo a tutti i costi.

Spesso, anche nella mia attività e nel giornaliero contatto con l’imprenditore sento dire che il business più importante che ogni persona ha tra le sue mani è la sua vita e oggi si può ben comprendere questa affermazione, infatti la ricerca di condizioni di vita personale professionale migliori è un obiettivo che accompagna l’uomo da sempre. E’ il motore del progresso.  Dicevo prima come spesso l’imprenditore è convinto di conoscere la sua azienda come le sue tasche, ma  è’ un’apatia in cui spesso cadono anche i consulenti che si adagiano su una modalità operativa statica e poco pensante.  La formazione diviene quindi utilissima per supportare imprenditori, professionisti, manager  ad acquisire strumenti di comunicazione, motivazione, gestione di sé stessi, del rapporto con gli altri e della propria vita offrendo conoscenze, esperienze, idee, strategie che favoriscono uno sviluppo positivo, concreto, dinamico e in costante evoluzione con le esigenze del mondo di oggi.   Quando si parla di formazione si pensa ad aziende di grandi dimensioni. Altrettanto necessaria e fondamentale è però la formazione alle piccole imprese, che necessita di un approccio specifico e mirato che si differenzi da quello utilizzato per le grandi aziende che è focalizzato spesso su sistemi, metodologie e tecniche eccessivamente complesse. La mia convinzione è che la formazione e crescita professionale delle piccole imprese non possa realizzarsi semplicemente attraverso la semplificazione dei modelli applicati alle grandi aziende, ma sviluppando metodologie specifiche.
Le piccole imprese ogni giorno affrontano diversi problemi concreti, da cliente che non paga, al fido che non viene concesso. Gli imprenditori sono perciò preoccupati di investire in attività che diano benefici immediati all’ azienda. Ho notato, con l’esperienza che l’ imprenditore valuta la credibilità di un formatore non tanto sulla base delle sue qualifiche professionali, quanto sulla sua capacità di individuare e proporre soluzioni concrete, capire come altre imprese hanno risolto problemi analoghi ai loro, recepire nuove idee, nuove soluzioni.

 
 
Pianificazione....che fatica! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 24 Gennaio 2015 09:31
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Pianificazione….che fatica!!

 George Smith Patton diceva : “Un buon piano messo in pratica subito è decisamente migliore di un piano perfetto che verrà avviato la prossima settimana”.Un giorno un commercialista, al quale avevo sottoposto un software di autovalutazione e pianificazione aziendale mi domandò, perplesso, il motivo della necessità di dover inserire molteplici informazioni ed io risposi che per ottenere un risultato vicino alla realtà erano importanti e fondamentali il maggior numero di dati …. il commercialista ritenne non adatto il software!. E qui voglio inserire un'altra frase, di William Blake,  che ritengo calzi a pennello : “Nessun uccello sale troppo in alto se non con le sue ali” Ho raccontato questo aneddoto per rimarcare come, per qualsiasi tipo di attività, occorra non dare nulla per scontato e lavorarci sodo, soprattutto quando parliamo di dover effettuare una pianificazione di un’azienda, un ambito organizzativo che a mio parere non ha logiche di necessità connesse alla dimensione di un’azienda. Le esigenze di conoscere o prevedere in modo anticipato quelle che potrebbero essere le necessità di un’impresa, riguarda sia la grande impresa che il piccolo artigiano, seppur con gli ovvi distingue e le le logiche differenze di modalità e somme interessate, ma in ogni caso,

La gestione e la pianificazione dei flussi finanziari sono da sempre centrali per una corretta gestione aziendale. In questi anni di crisi e forte instabilità, ancora di più, se vogliamo, la programmazione finanziaria diventa cruciale e strategica per poter affrontare crisi d’impresa.

Se ragioniamo attentamente ed entriamo un po’ nei tecnicismi:

  • un’azienda può avere un buon equilibrio economico, ma una difficoltà finanziaria dovuta a gestione disattenta della liquidità;
  • aziende in ripresa dopo la crisi hanno bisogno di investimenti che richiedono un continuo controllo dei flussi finanziari;
  • investimenti in immobilizzazione sono stati finanziati nel passato con momentanee eccedenze di liquidità, ma questo crea una tensione continua sul breve termine.

Quando si parla di programmazione finanziaria, essa può essere intesa rispetto a 3 “livelli”i:

  • strategico: medio lungo termine (3-5 anni)
  • operativo di budget: breve termine (1 anno)
  • tesoreria: brevissimo termine (fino a 3-4 mesi) 

La programmazione strategica  spesso coincide con un business plan che descrive e quantifica le scelte commerciali, gli investimenti, le fonti di finanziamento e la sostenibilità finanziaria , ivi compresa la convenienza del progetto.

La programmazione operativa  traduce il budget economico in un piano di flussi  per verificare che il cash flow è adeguato e sostenibile rispetto alle esigenze dell’azienda e alle posizioni bancarie.

La programmazione di tesoreria  Si pone l’obiettivo di prevedere la situazione di liquidità nel breve termine.

Chi opera in questi ambiti, che sia un dipendente interno all’azienda o sia un consulente esterno,  ha tra i principali compiti la realizzazione di piani finanziari a breve, medio o lungo termine. L’obiettivo principale della pianificazione finanziaria e` il raccogliere informazioni da utilizzare per migliorare la gestione aziendale . Tre diversi punti vorrei segnalare : 1)conoscere la situazione finanziaria in anticipo 2) rapporto con chi eroga il credito. 3) ottimizzazione del livello di analisi . Fino a qualche anno fa, l’eccesso di credito sul sistema, la voglia di investimenti oltre misura, hanno permesso a innumerevoli aziende di operare senza preoccuparsi di una pianificazione, a quel punto ritenuta superflua. Le cose sono cambiate e da alcuni anni, complice senza dubbio la crisi , si ha il compito di verificare se la struttura della societa` e` in grado di sostenere il business. Gli ultimi anni hanno portato, cambiamenti in ogni settore della gestione aziendale, ma l’area della gestione finanziaria aziendale invece, e` rimasta per troppo tempo ai margini di questi cambiamenti.

A parere di chi scrive tutto cio` che riguarda un’impresa e` basato su movimenti finanziari: finanziare un’idea imprenditoriale, gestirne i flussi di pagamento e di incasso, investire in ricerca e sviluppo. Proprio per questo semplice motivo, la tesoreria e la finanza aziendale avrebbe dovuto avere un ruolo importante nelle strategie aziendali, cosa che in passato non e` successo.  Ultimamente, quasi per necessità,  la gestione finanziaria  ha assunto il ruolo che probabilmente meritava da tempo. Di fatto la crisi ha colpito molti inaspettatamente, a volte per  una scarsa attenzione ai segnali di mercato. Una cosa e` sicura; la recessione ha messo l’accento sul fatto che le aziende hanno la necessita` di poter pianificare strategicamente quelli che dovranno essere i movimenti finanziari, soprattutto a medio e lungo termine. Solo in questo modo si potra` discutere con gli istituti di credito per adeguare quelle che sono le scelte aziendali a quelle bancarie limitando il piu` possibile le «sorprese». Moltissime aziende soprattutto quelle medie e piccole, non possiedono strumenti per pianificazione nemmeno per la pianificazione a brevissimo. Pianificare finanziariamente l’andamento aziendale richiede l’unione di diverse informazioni economiche e patrimoniali, ma anche una grande collaborazione con le varie aree dell’impresa; collaborazione che spesso non si riscontra in realta` medio piccole. Eppure solo con un’adeguata comunicazione interna si possono creare dati attendibili e soprattutto tutte le informazioni necessarie ad anticipare le esigenze e mettere la societa` in posizione strategicamente corretta. Il risultato finale che nasce dal mix di conoscenze aziendali, cicliche, da informazioni e gestioni dei flussi, determina una corretta pianificazione. Ho iniziato con una frase celebre e voglio concludere con un’altra a me cara “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo” Henry Ford.

 

 
   
LA CRIF PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 31 Agosto 2014 14:32
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La segnalazione nella Banche dati.

  

CRIF è il gestore del principale Sistema di Informazioni Creditizie (SIC) in Italia: si tratta di un sistema che raccoglie informazioni su finanziamenti erogati o semplicemente richiesti, trasmessi direttamente da banche e società finanziarie.

Nel caso di mancato o ritardato pagamento di una o più rate di un finanziamento o di un mutuo, il sistema Crif ne annota il verificarsi dell’evento.

Premesso che chi scrive ha da sempre ritenuto fondamentale il “valore” del rispetto del pagamento e dell’impegno assunto, vale però la pena fare un ragionamento più approfondito sul meccanismo della cancellazione dell’evento negativo e sulla durata e la permanenza nelle banche dati.

“Cancelliamo il tuo nominativo dalle Centrali Rischi...”

Occorre alzare la guardia prima di tutto di fronte un annuncio del genere.
Molti sono i privati e le aziende che si sono trovati di fronte a chi prometteva loro la cancellazione dei dati dai Sistemi di Informazioni Creditizie, ovviamente contro pagamento di corrispettivo.

Bisogna ricordare che è possibile richiedere direttamente a CRIF la cancellazione delle informazioni creditizie e la cancellazione è gratuita;  per legge, è possibile ottenere la cancellazione dei soli finanziamenti con rimborso regolare, dai quali cioè risulti essere un buon pagatore ed in tal senso sarebbe controproducente farlo se si pensa che Banche e finanziarie valutano positivamente il fatto che il consumatore possa dimostrare, attraverso il censimento nel sistema di informazioni creditizie, di aver ripagato o di ripagare regolarmente un finanziamento.

Quando i finanziamenti presentano dei ritardi nel pagamento, compresi quelli regolarizzati in un secondo momento, la cancellazione del ritardo viene effettuata automaticamente da CRIF nei termini di legge di seguito riportati, senza che sia quindi necessario inoltrare alcuna richiesta.

 I ritardi di pagamento già sanati vengono cancellati automaticamente da CRIF:

 

Ritardi relativi a 1 o 2 rate (o mensilità) = dopo 12 mesi

Ritardi relativi a 3 o più rate (o mensilità) = dopo 24 mesi

Finanziamenti non rimborsati (o con gravi morosità) = dopo 36 mesi.

 

L’aspetto negativo del meccanismo in questione non è certamente il principio, direi assolutamente legittimo, di garantire il rispetto dei pagamenti e di premiare la correttezza degli impegni.

Il punto è se il principio deve essere sempre applicato, per qualsiasi importo, in qualsiasi caso, senza possibilità di uscita in caso di “peccato veniale”.

Nell’ambito della mia attività, mi sono imbattuto in un imprenditore che aveva ritardato di poche settimane il pagamento di una rata di un finanziamento per l’importo di circa 60 euro. Questo aveva comportato l’iscrizione in Crif. Ovviamente l’imprenditore in questione aveva poi regolarmente provveduto al pagamento della rata e delle successive, ma, ad una richiesta di affidamento, la segnalazione dell’impagato non solo era emersa, ma aveva addirittura fermato l’istruttoria della pratica, che solo dopo un’ulteriore esame ed un ulteriore grado di delibera (ed aggiungo solo dopo altri trenta giorni di attesa) aveva poi ripreso il suo normale iter di approvazione.

 

La mia personale opinione muove dalla necessità spesso di dover discernere tra il positivo ed il negativo, tra il merito e la difficoltà, tra la serietà ed il superficiale. Per farlo il più delle volte non bastano i numeri, non è sufficiente fermarsi al dato di un bilancio o di una banca dati, ma occorre alzare il livello, mettere in gioco un’analisi più professionale, che sappia guardare oltre lo storico, saper valutare una persona o un’azienda in base alle aspettative, alle potenzialità, alla forza di crescita prospettica.

In un mondo come quello di oggi dove già ricevere credito è per dirla in modo semplice “complesso”, occorre che chi delibera abbia in mano non solo il computer che indica uno scoring od un rating (che scrive utilizza questi termini da quindici anni, in senso positivo), ma soprattutto la capacità professionale di saper distinguere ciò o chi merita da quello che invece rappresenta un reale rischio di inadempienza. Ricordo che un Direttore Generale di un importante Istituto, in occasione di un convegno da me organizzato sulla tematica di Basilea 2 ammise che un grande passo che le banche devono compiere è l’innalzamento del livello interno di preparazione e di professionalità, a partire dalla Direzione Generale, fino all’ultimo direttore di Filiale…….buon cammino.

 

 
 
LEGGE 662 - MEDIO CREDITO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 28 Luglio 2014 05:57
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LEGGE 662  MEDIO CREDITO CENTRALE

 

Le PMI ritenute  “economicamente e finanziariamente sane” possono usufruire, in base ad uno scoring, dei fondi assegnati in gestione al Medio Credito Centrale per ottenere garanzie a copertura dei crediti che ottengono dalle banche. 

Queste garanzie in genere sono a prima richiesta e, per le banche, vengono conteggiate a “ponderazione zero” il che significa che per la quota coperta dalla garanzie non occorre che la banca accantoni patrimonio a copertura dell’eventuale perdita.
Infatti è lo Stato pagatore finale e quindi si fa garante della solvibilità del sistema della PMI. Questa garanzia può essere richiesta in forma diretta dalla Banca stessa al momento in cui ritiene di affidare l’impresa o tramite un Confidi. 

È evidente che il “peso” di tali garanzie rende più agevole l’accesso al credito da parte dell’impresa e “dovrebbe” (il condizionale è d’obbligo)  determinare un “pricing” più vantaggioso.
Ovviamente possono accedere a tale garanzia le PMI che ottengano una valutazione positiva la quale viene assegnata secondo uno “scoring” impostato su parametri definiti dal gestore del Fondo stesso.

Occorre quindi che le aziende utilizzino professionisti in grado di fornire valutazioni ed analisi, confrontabili con quelli del sistema bancario, al fine di avvalorare e qualificare il proprio rating. E’ fondamentale oggi rivolgersi a chi ha la possibilità, attraverso l’elaborazione di alcuni parametri , di evidenziare in particolare quelle per le quali esistono i presupposti per l’ottenimento della Garanzia del Fondo di Garanzia. 

In queste fasi del mercato è fondamentale innestare un cambio nelle tempistiche perché la banca possa valutare il finanziamento di un’azienda basandosi sulla certezza dell’acquisizione preventiva della garanzia del Fondo Centrale.

 

IL SERVIZIO PROPOSTO

 

 

 

PROCEDURA, TEMPI E MODALITÀ

 

 

• Le PMI verranno preventivamente analizzate per una prima valutazione di ammissibilità al Fondo; 

 

• Verrà fornita completa assistenza nella compilazione della modulistica necessaria, in particolare il modulo di richiesta di finanziamento alla banca ed il modulo con le informazioni per la richiesta di garanzia al Fondo; 

 

• Il cliente verrà immediatamente informato all’esito della pratica.

 

 

 
   
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