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CONSULENZA FINANZIARIA
LO SPECCHIO CHE RIFLETTE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Gennaio 2016 09:29
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…Lo Specchio che riflette

 

Guardando in modo asettico la crisi delle quattro banche italiane, in primis quella a noi vicina di Banca Marche, viene da domandarsi se si sta vivendo qualcosa di normale o se, come io ritengo, le pagine su cui si sta scrivendo la storia del nostro paese Italia siano sempre più sbiadite e confuse.

Come con una bacchetta magica, dalla notte al giorno, ecco nascere quattro “good banks” (a noi piace tanto utilizzare i termini anglosassoni). Tutto il marcio? Resta nelle “bad banks” , piene delle vecchie sofferenze e dei problemi accumulati in questi anni, compresi quelli in cui le banche erano oggetto del commissariamento.

Bene, direte, una rivoluzione, un cambiamento, una ventata di aria nuova!

Neanche per sogno!

Si riterrebbe normale, in una situazione siffatta di grande cambiamento, di ripartenza, che, finalmente in questo paese strano, chi ha commesso degli errori (per usare un eufemismo), ne paghi le giuste conseguenze; neanche per idea! …

Una premessa….è d’obbligo… se un’operazione del genere fosse fatta (come a dire il vero se ne fanno tante) da una qualsiasi azienda, voi ritenete che la stessa azienda, pur con una nuova facciata, avrebbe speranza di ricevere aiuti ed affidamenti da qualsiasi istituto di credito? Scordatevelo! La risposta sarebbe con ogni probabilità .. ” ma di fatto è una manifesta continuazione della vecchia realtà” oppure “ non c’è uno storico e quindi non è possibile prendere in considerazione la richiesta.”

In tutto questo, però, una cosa mi rallegra; per la prima volta sono le banche sotto esame. Non solo l’analisi del rating, la crif con segnalazioni, la centrale rischi sconfinata e la pratica respinta…questa volta anche i risparmiatori devono giudicare la bontà o meno dell’istituto che hanno di fronte, sono tanti i piccoli risparmiatori che possono ed aggiungo devono valutare la bontà dei dati dell’istituto che vuole vendere loro dei titoli.

E’ un messaggio grande, di un mondo che cambia, di certezze che vengono meno, di piedistalli che si abbattono, di un Italia che continua ad essere sempre più uno specchio che riflette la sua immagine al contrario.

 
 
IL MONDO DELLA CONSULENZA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 29 Luglio 2015 06:34
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il mondo della consulenza, a suo modo, sta vivendo un suo momento, se non di crisi, sicuramente di forte necessità di cambiamento.

Ciò che rappresentavano baluardi invalicabili, aspetti irrinunciabili, oggi sono messi a dura prova e necessitano di un atteggiamento quantomeno di rivisitazione.

Si pensi all’aspetto del controllo degli oneri finanziari di un’azienda. In passato attività principale per un consulente, che fosse interno od estero all’azienda; la necessità di verificare i costi applicati dagli istituti, la trattativa con l’istituto per intervenire sulla voce di costo, la ricerca della migliore condizione.

Oggi (parlo ovviamente per una gran parte di aziende, con le dovute eccezioni) gli equilibri di trattativa sono completamente saltati, il livello dei tassi è al tappeto, le logiche del mercato finanziario completamente stravolte.

Cosa dire poi della pianificazione finanziaria, aspetto che personalmente ho da sempre (e tutt’ora ritengo) ritenuto indispensabile per dare un senso all’attività di un’azienda. Oggi, sempre di più, assistiamo impotenti ad una navigazione a vista, ad un vivere giorno per giorno, ad una impossibilità di conoscere in anticipo ciò che potrà riservarci il futuro; la pianificazione diventa, là dove esercitata e tentata, un mero esercizio matematico, privo di senso e di riscontro.

E’ diventato oltremodo snaturato anche il panorama riferito alla gestione del rischio credito clienti, fino a qualche anno fa collegato ad una logica di assegnazione fido (alla pari delle banche) parametrato a statistiche storiche, a banche dati interne, a controlli periodici sul posto, tutti aspetti vanificati da una vita media aziendale sempre più breve e da una generale attenzione alla correttezza commerciale sempre più svilita da logiche incontrollate.

Anche nel campo della consulenza urge un cambio di passo repentino.

Se il mondo cambia, anche le imprese cambiano e di conseguenza anche la consulenza deve girare la boa.

Diceva Einstein diverse decine di anni fa:

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Agosto 2015 17:13
 
 
IL MONDO DEI CONFIDI PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 06 Luglio 2015 15:34
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Ormai da anni, il mondo dei Confidi e quello della consulenza si stanno progressivamente smantellamento di certezze, di sicurezze, di un allontanamento di un passato e di un modo di vivere le cose che non rappresenta più l’attualità.

Il mondo del Confidi sta, ormai da tempo, attraversando una sua personale fase critica, figlia delle stesse motivazioni che hanno portato allo stallo del sistema del credito ed all’asfittico comportamento degli istituti di credito; facilità nell’erogazione delle garanzie, monitoraggio e controllo di fatto carente, prevalere dei numeri, dei budget rispetto alla bontà dell’analisi.

Il senso della garanzia si è via via sempre di più trasformato, per le banche, non più in un necessario supporto a tutela del credito, bensì in uno strumento di abbattimento degli obblighi di accantonamento patrimoniale.

I Confidi, a loro volta, pur di non fermarsi a guardare indietro, agli errori fatti, hanno di fatto alzato il livello di guardia, soprattutto facendo ricorso al salvagente del Mediocredito Centrale …. (della serie il cerino accesso poi alla fine deve restare nella mani di qualcuno).

E allora occorre cercare un cambio di passo. L’attività di garanzia non può più bastare a fare un modello sostenibile. Deve essere affiancata da altri servizi, rispetto ad essa complementari. Il primo potrebbe essere quello della consulenza continuativa alla gestione finanziaria, unita a servizi di cash management. Offrendo questo servizio il Confidi diventerebbe un intermediario che controlla la formazione dei flussi di cassa aziendali e il loro impiego, dotato quindi di una forte visibilità della finanza dell’impresa cliente. La seconda attività dovrebbe basarsi sulla concessione di finanziamenti a titolo di capitale. Concretamente, il Confidi potrebbe concedere prestiti subordinati per cassa che coprono la parte “al margine” del fabbisogno finanziario dell’impresa. Questo intervento sarebbe un ulteriore elemento di conoscenza e condizionamento virtuoso delle scelte finanziarie delle aziende socie.

 
   
La strada in salita................... PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 26 Giugno 2015 21:54
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Intesa Sanpaolo, UniCredit e KKR Credit, parte di KKR & Co. L.P., una delle principali società globali di investimento, hanno raggiunto oggi un accordo in base al quale, al soddisfacimento di alcune condizioni, le due più importanti banche italiane trasferiranno la loro esposizione in crediti ed equity relativi ad un selezionato numero di imprese in restructuring in un veicolo gestito dalla piattaforma italiana lanciata da KKR Credit. La piattaforma ha lo scopo di fornire ad alcune medio-grandi società industriali italiane nuovi capitali e competenze operative, supportando così le banche nella gestione dei propri asset. La piattaforma ha l’obiettivo di consentire alle società di ritrovare l’equilibrio finanziario, di tornare a crescere e a creare valore a beneficio di tutti gli stakeholder, inclusi gli attuali azionisti delle società stesse e le banche, che condivideranno i ritorni positivi conseguenti alla ripresa delle performance delle società e del valore dei relativi asset iscritti a bilancio. Intesa Sanpaolo e UniCredit, assieme a KKR Credit hanno congiuntamente sviluppato questo progetto innovativo, inclusa la sua valutazione con le autorità competenti. La piattaforma sarà aperta in futuro ad altri istituti di credito e società che possono trarre vantaggio da nuovi capitali e da un ulteriore supporto operativo. Alvarez & Marsal svolgerà il ruolo di preferred Service Provider alla piattaforma.

Tutto questo sarebbe assolutamente positivo, se non esistesse un piccolo particolare; in Italia le piccole imprese, quelle che hanno meno di cinquanta dipendenti, sono circa il 90% della totalità delle imprese italiane….che dietro un’operazione di questo tipo ci sia tanto fumo e niente arrosto?? E’ forse un modo per mettersi a posto le coscienze……ai posteri l’ardua sentenza

 
 
l'equilibrio PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 10 Giugno 2015 12:32
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Circa un anno fa ho ascoltato un intervento di Paolo Barnard sul motivo del sempre più ridotto credito ricevuto da famiglie ed azienda dalle banche e penso di poterne sposare il senso e le conclusioni.  Nel suo intervento Barnard spiegava come una Banca fosse obbligata, in relazione alle normative, ad accantonare, in linea generica, dall’8 al 10 % di tutto quello che la banca presta in prestiti alle aziende e in mutui alle famiglie.

A seguito, prima della crisi finanziaria americana dal 2007 al 2011, poi dalla crisi che ancora oggi attanaglia l’Europa, si è scoperto che le banche europee hanno diversi problemi nel rispettare i parametri patrimoniali stabiliti dalle normative in essere.
In Italia la stima è di 150 miliardi di euro solo per prestiti di mutui non restituiti. 
Allora il problema qual è? Il problema è che quando le banche sono state sottoposte ai test di verifica da parte delle autorità economiche preposta, sono state invitate a riequilibrare il rapporto fra capitale e tutti i mutui e i prestiti emessi.

In luogo, infatti, del citato rapporto tra l’8% ed il 10%, i rapporti erano diventati in realtà del 2-3, massimo 4 % ed Il capitale delle banche italiane in particolare le piccole medio banche italiane andava ricostituito. E allora cosa hanno pensato di fare le banche?

Invece di tentare di mettere pressione politica perché l’economia si raddrizzi, perchè torni a circolare la ricchezza , perché i problemi delle banche vengano coperti da economia reale, hanno pensato di fare un’operazione molto semplice. Dobbiamo riequilibrare un capitale  con prestiti e mutui che sono diventati inesigibili o che sono troppi? Bene!

Tagliamo a metà i prestiti e i mutui così il rapporto in percentuali si riequilibria, in una parola stretta del credito. Questo è precisamente e scientificamente il motivo per cui oggi  le banche non prestano più. Soluzione?

Cercare nuovi canali alternativi alle banche; dobbiamo comprendere una volta per tutte che le banche prestano e presteranno per diverso tempo il denaro solo se hanno un forte ritorno economico ed un rischio pari allo zero e questo durerà almeno fino a quando non sarà interamente ricostituito il loro capitale interno. Se la Borsa o i titoli di Stato danno alla banca interessi migliori delle aziende, ovviamente le banche scelgono i primi. Lo diceva un mostro universale dell’economia cioè John Maynard Keynes.

 

 
   
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