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CONSULENZA FINANZIARIA
IL FUTURO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 24 Maggio 2015 18:26
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Quando nel mio lavoro mi imbatto in un’azienda in difficoltà ( e ce ne sono tante), nasce subito l’interrogativo principale : come riuscire a convincere la banca ad avere fiducia nell’impresa e nell’imprenditore?

Spesso la lotta è impari, a maggior ragione se l’azienda ha la sfortuna di avere uno storico macchiato, una qualche segnalazione in banche dati o comunque un collegamento a precedenti realtà imprenditoriali cui l’attuale compagine societaria fa riferimento.

Personalmente da sempre sono stato fautore del merito creditizio, del meccanismo di collegamento di condizioni favorevoli o sfavorevoli in relazione alla rischiosità del cliente, che sia impresa o privato e , già nel 2004 (in tempi non sospetti) avevo iniziato un percorso informativo e di consulenza su Basilea 2 e sull’impatto che la stessa normativa avrebbe avuto sul mondo imprenditoriale.

Ho sempre ritenuto che l’attuale crisi del rapporto banca/impresa non sia derivazione di una sola delle due parti, ma sia figlia di un sistema che in passato ha fatto comodo a tutti, ad entrambi le parti in questione, ma che ha prodotto molteplici danni , di cui oggi paghiamo tutti le conseguenze.

Non riesco, quindi , nella mia attività a prendere le difese di una o dell’altra parte, mettendo sullo stesso piano da una parte l’imprenditore che in un recente passato ha in genere dilapidato e sprecato i così chiamati “anni d’oro” in cui si guadagnava, si facevano utili, ma gli stessi utili venivano spesso finalizzati in direzioni sbagliate, vedesi acquisti di mirabolanti immobili e capannoni e dall’altra la banca, pronta, in nome dei numeri, degli utili e del risultato, a dare denaro a destra e a manca, soprattutto sul principio “ dell’amico degli amici”.

Oggi si compie da parte della banca l’esatto errore contrario, ci si chiude a riccio per paura, per non rischiare, per evitare di prendere la fregatura (mi verrebbe da pensare a chi in passato queste questioni non se le poneva…………). L’invito è quello, in presenza di un sano progetto imprenditoriale e di un’azienda che ha lavoro e margini, di superare alcuni aspetti burocratici legati alla segnalazione, al collegamento di un pregresso, alla macchia del passato…

Emilie du Chatelet diceva “ il presente si arricchisce del passato e del futuro……..guardiamo anche a questo ogni tanto.

Ultimo aggiornamento Domenica 24 Maggio 2015 18:27
 
 
IL RITARDO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 23 Maggio 2015 06:26
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“  Da Milano Finanza del 3 marzo scorso----------- In Italia  le banche (globalmente) hanno un fabbisogno di 305 miliardi di euro di liquidità a breve termine e 640 miliardi di raccolta a più lungo termine per mettersi in regola con i due indicatori di Basilea 3. Quanto invece ai requisiti di capitale, le banche sono ormai vicine a toccare i minimi previsti dalla normativa internazionale, peraltro superati in Europa dalle più stringenti richieste di Bce ed Eba. E' quanto emerge dai dati pubblicati oggi dal Comitato di Basilea. L'analisi ha riguardato 98 banche di grandi dimensioni.

Capitale. Le banche maggiori hanno mostrato un deficit di 3,9 miliardi per arrivare al requisito del 7% di capitale di maggiore qualità. Si tratta di un fabbisogno molto basso, considerando che le 98 maggiori banche hanno registrato utili per 210 miliardi nel primo semestre 2014. Il settore ha vissuto tre anni di forte rafforzamento patrimoniale: basti pensare che il deficit, ora quasi annullato, era pari a 486 miliardi a metà 2011.

Liquidità. Su questo fronte i minimi non sono raggiunti da una banca su cinque. Le banche non ancora in linea sono il 20% del totale, con un deficit pari in valore assoluto a 640 miliardi di euro.”

Il messaggio che voglio trarre da questi dati è di doppia lettura; da una parte di positività e vale a dire: le banche italiane stanno ricostituendo la loro forza capitale annullando il deficit degli anni scorsi e quindi sono più sicure, allontanando in molti casi lo spettro del commissariamento, dall’altro di allarme, stante la presenza di un buon numero di banche ancora con indici di liquidità non in linea e se a questo aggiungiamo le molte sofferenze “in pancia” agli istituti il quadro è ben lungi dal definirsi risolto.

Non credo sia questa la sede per individuare le motivazioni che in passato hanno generato questa situazione e questa necessità di una rincorsa che è andata ovviamente quasi tutta a scapito delle famiglie e delle imprese, ma certamente una domanda occorre porsela: stante i parametri certamente stringenti imposti dall’Europa, come potranno in futuro gli istituti di credito riprendere la loro normale funzione “sociale” di supporto sia al mondo delle famiglie che delle aziende?

La riflessione che spesso faccio a me stesso e confrontandomi con imprenditori e professionisti è quella piuttosto chiara nella mia mente che individua nell’anno 2000 lo spartiacque non solo di un millennio, ma anche in termini di rapporti economici di un sistema del credito in generale che, dal momento in cui le banche hanno iniziato e poi completato un progressivo percorso di trasformazione, perdendo la loro iniziale caratteristica “pubblica” per inserirsi nel “privato.

Innestandosi questo percorso, al momento senza ritorno, si è progressivamente acuita la necessità nel sistema bancario degli stessi meccanismi di “esigenza” tipici dell’azienda privata e cioè la necessità del raggiungimento degli utili di bilancio, il controllo dei costi, il budget da raggiungere, etc.

Mettiamoci quindi l’animo in pace come consulenti e cerchiamo di far aprire gli occhi alle aziende….il film girato fino a qualche anno fa è finito ed è da tempo iniziato un nuovo film, più bello, più brutto, questo non lo sappiamo…sicuramente diverso; sempre di più l’equazione da tenere presente sarà: io banca posso prestarti il denaro se ne ho convenienza e se il mio rischio è calcolato e soprattutto supportato da garanzie aggiuntive. Diversamente io banca non ho alcun interesse a venire verso le tue esigenze….

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Maggio 2015 06:28
 
 
LO STALLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 17 Aprile 2015 12:19
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COME USCIRE DALLO STALLO……

Nella mia attività di consulenza mi sto imbattendo in situazioni sempre più complesse, ma allo stesso tempo sempre più chiare.

Partiamo da una considerazione, chiarendo immediatamente che chi scrive, da tempi remoti, non sospetti, sostiene che i principi alla base dell’applicazione di Basilea 2 prima, Basilea 3 oggi, sono sacrosanti e giusti.

Non a  caso già nel 2004 , in sinergia con un’azienda di Forlì ed una casa di Software di Piacenza, iniziammo un percorso di convegni, elaborazioni software e consulenze sul tema.

Premesso questo, ritengo che non il principio ed i contenuti, ma l’applicazione o meglio le modalità di applicazione di Basilea sia errata ed in alcuni casi snaturata.

In prima battuta ricordo le parole di un Direttore Generale di un primario istituto che, invitato ad uno dei Convegni organizzati disse le testuali parole “ uno dei problemi più grandi delle banche è la non sufficiente professionalità al proprio interno, a partire dalle Direzioni Centrali, fino all’ultima delle filiali. Era l’anno 2004 e sono passati più di dieci anni, ma credo inutilmente, stante il quadro attuale.

Sento ancora in giro direttori e gestori di banca sostenere di non poter comunicare al cliente il proprio rating o che, nell’applicazione dello stesso, le spiegazioni non possono essere date. Se è vero che non esiste un “obbligo” giuridico per la banca, ricordo il principio di trasparenza e di pubblicità contenuti all’interno dei dettami di Basilea ed in ogni caso il buon senso dovrebbe a mio parere prevalere.

Cosa dire poi quando, di fronte all’elaborazione del rating,  nasce (nella maggior parte dei casi) la problematica connessa alla bassa capitalizzazione dell’impresa?

Qui inizia la magica soluzione con la quale si consiglia all’imprenditore di procedere all’aumento di capitale o comunque di “mettere i soldi in azienda”… la successiva frase magica è “ non può essere solo la banca a crederci!!”. Il più delle volte finisce che la pratica di fido viene respinto, che l’impresa non ha il denaro richiesto e che , nell’arco di un tempo più o meno lungo, l’impresa chiude o chiede il concordato, riaprendo poi, a ranghi ridotti, con altra veste e nome.

Anche in questo caso faccio un inciso… : parole sante quelle con cui si sostiene che non può essere solo la banca a credere in un progetto , nonchè a finanziarlo!!  Ma come ne usciamo? Siamo nel 2015, credo che tutti concordiamo che il film della società italiana girato fino al 2007 sia concluso e che il film che si sta girando da ormai 7 – 8 anni sia un altro, diverso, più bello o più brutto non lo sappiamo e non lo vogliamo dire, ma diverso!!

Tornando a Basilea 3, i  soggetti interessati (banche ed imprese) sono e saranno fortemente in crisi di idee e di strategie (io aggiungo anche di uomini). Rischiamo di continuare a cozzare contro un muro se pretendiamo che il problema della capitalizzazione aziendale si risolva magicamente da sola. I discorsi sono fin troppo ovvi….le banche non hanno né voglia, né soprattutto interesse a prestare denaro là dove rischiano qualcosa ( e già su questo si potrebbe scrivere un libro….) ; gli imprenditori , sia perché in passato alcuni hanno fatto passi più lunghi della gamba, sia perché il denaro è spesso uscito dall’azienda per scopi personali, sia perché culturalmente non pronti, sia perché con il tempo i margini di utile si sono assottigliati, resta il fatto che oggi non hanno il denaro da mettere.

E’ uno stallo che non può continuare e che sta lentamente portando alla chiusura di molte aziende ed alla perdita di lavoro di molte persone.

Io ritengo che si debba innestare un meccanismo attraverso il quale, così come per le banche, si fissi anche per le imprese un obbligo di capitale minimo , al fine di diminuire i rischi del default che tanti danni stanno facendo.  Il denaro relativo, stante che gli imprenditori non sono in grado in modo autonomo, dovrà derivare dal sistema bancario, a sua volta garantito dal fondo di garanzia e dal mondo dei confidi regionali, coinvolgendo le Regioni stesse a tutela dell’accordo. L’impresa avrà l’onere, oltre che dell’utilizzo dei fondi in aumento della capitalizzazione ed alla progressiva restituzione degli stessi, anche di rendicontare periodicamente l’andamento economico – patrimoniale. Si dovrà di fatto sottoporre ad un tutoraggio, immagino mal digerito, ma indispensabile e necessario ; le banche a loro volta avranno l’onere di valutare l’evolversi del progetto aziendale, pena la naturale rescissione dell’accordo intervenuto nel caso in cui gli ambiti progettuali venissero disattesi dall’azienda.

Personalmente credo sia ora di scrollarci di dosso un appiattimento in cui siamo caduti, cercando di ripartire da ambiti nuovi, nei quali anche i principi etici abbiano un senso ed una sua valenza, senza voler per questo fare il sognatore o il moralista.

Credo che la società in cui viviamo, i nostri figli, noi tutti nel complesso, abbiamo finalmente il diritto di uscire dal buio in cui, da troppo tempo, siamo caduti.

 

 
   
FORMAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 14 Febbraio 2015 14:21
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Acquisisci nuove conoscenze mentre rifletti sulle vecchie, e forse potrai insegnare ad altri». Confucio .

Quante volte mi sono imbattuto in imprenditori per i quali nessun ambito della propria azienda era in qualche modo sconosciuto, da scoprire o che tutto quello che doveva essere fatto era stato svolto da loro. L’azienda è spesso vista come una propria creatura, esclusiva, dove gli altri non devono interferire…” che meglio di me conosce la mai azienda!!” . In realtà invece, soprattutto oggi, ha bisogno di cambiamenti, di crescita, di innovazione non solo tecnologica, ma di pensiero e , da qui, un ambito a me caro, quello della formazione. “Formazione”….. una parola usata e spesso abusata ; quando si parla di formazione spesso si corre il rischio di pensare a qualcosa di obbligatorio, una necessità spesso dettata dalle normative, che prevedono, nella loro applicazione, la frequenza di corsi, più o meno cari ed a pagamento, senza i quali il professionista o l’imprenditore in genere non sarebbe in regola. Formazione è certamente in effetti anche questo e, pur essendo  d’accordo sulla modalità e quindi sulla necessità dell’aggiornamento continuo che qualsiasi figura che svolge un ruolo imprenditoriale dovrebbe frequentare, credo invece  non in linea la parte economica, il costo a tutti i costi.

Spesso, anche nella mia attività e nel giornaliero contatto con l’imprenditore sento dire che il business più importante che ogni persona ha tra le sue mani è la sua vita e oggi si può ben comprendere questa affermazione, infatti la ricerca di condizioni di vita personale professionale migliori è un obiettivo che accompagna l’uomo da sempre. E’ il motore del progresso.  Dicevo prima come spesso l’imprenditore è convinto di conoscere la sua azienda come le sue tasche, ma  è’ un’apatia in cui spesso cadono anche i consulenti che si adagiano su una modalità operativa statica e poco pensante.  La formazione diviene quindi utilissima per supportare imprenditori, professionisti, manager  ad acquisire strumenti di comunicazione, motivazione, gestione di sé stessi, del rapporto con gli altri e della propria vita offrendo conoscenze, esperienze, idee, strategie che favoriscono uno sviluppo positivo, concreto, dinamico e in costante evoluzione con le esigenze del mondo di oggi.   Quando si parla di formazione si pensa ad aziende di grandi dimensioni. Altrettanto necessaria e fondamentale è però la formazione alle piccole imprese, che necessita di un approccio specifico e mirato che si differenzi da quello utilizzato per le grandi aziende che è focalizzato spesso su sistemi, metodologie e tecniche eccessivamente complesse. La mia convinzione è che la formazione e crescita professionale delle piccole imprese non possa realizzarsi semplicemente attraverso la semplificazione dei modelli applicati alle grandi aziende, ma sviluppando metodologie specifiche.
Le piccole imprese ogni giorno affrontano diversi problemi concreti, da cliente che non paga, al fido che non viene concesso. Gli imprenditori sono perciò preoccupati di investire in attività che diano benefici immediati all’ azienda. Ho notato, con l’esperienza che l’ imprenditore valuta la credibilità di un formatore non tanto sulla base delle sue qualifiche professionali, quanto sulla sua capacità di individuare e proporre soluzioni concrete, capire come altre imprese hanno risolto problemi analoghi ai loro, recepire nuove idee, nuove soluzioni.

 
 
Pianificazione....che fatica! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 24 Gennaio 2015 09:31
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Pianificazione….che fatica!!

 George Smith Patton diceva : “Un buon piano messo in pratica subito è decisamente migliore di un piano perfetto che verrà avviato la prossima settimana”.Un giorno un commercialista, al quale avevo sottoposto un software di autovalutazione e pianificazione aziendale mi domandò, perplesso, il motivo della necessità di dover inserire molteplici informazioni ed io risposi che per ottenere un risultato vicino alla realtà erano importanti e fondamentali il maggior numero di dati …. il commercialista ritenne non adatto il software!. E qui voglio inserire un'altra frase, di William Blake,  che ritengo calzi a pennello : “Nessun uccello sale troppo in alto se non con le sue ali” Ho raccontato questo aneddoto per rimarcare come, per qualsiasi tipo di attività, occorra non dare nulla per scontato e lavorarci sodo, soprattutto quando parliamo di dover effettuare una pianificazione di un’azienda, un ambito organizzativo che a mio parere non ha logiche di necessità connesse alla dimensione di un’azienda. Le esigenze di conoscere o prevedere in modo anticipato quelle che potrebbero essere le necessità di un’impresa, riguarda sia la grande impresa che il piccolo artigiano, seppur con gli ovvi distingue e le le logiche differenze di modalità e somme interessate, ma in ogni caso,

La gestione e la pianificazione dei flussi finanziari sono da sempre centrali per una corretta gestione aziendale. In questi anni di crisi e forte instabilità, ancora di più, se vogliamo, la programmazione finanziaria diventa cruciale e strategica per poter affrontare crisi d’impresa.

Se ragioniamo attentamente ed entriamo un po’ nei tecnicismi:

  • un’azienda può avere un buon equilibrio economico, ma una difficoltà finanziaria dovuta a gestione disattenta della liquidità;
  • aziende in ripresa dopo la crisi hanno bisogno di investimenti che richiedono un continuo controllo dei flussi finanziari;
  • investimenti in immobilizzazione sono stati finanziati nel passato con momentanee eccedenze di liquidità, ma questo crea una tensione continua sul breve termine.

Quando si parla di programmazione finanziaria, essa può essere intesa rispetto a 3 “livelli”i:

  • strategico: medio lungo termine (3-5 anni)
  • operativo di budget: breve termine (1 anno)
  • tesoreria: brevissimo termine (fino a 3-4 mesi) 

La programmazione strategica  spesso coincide con un business plan che descrive e quantifica le scelte commerciali, gli investimenti, le fonti di finanziamento e la sostenibilità finanziaria , ivi compresa la convenienza del progetto.

La programmazione operativa  traduce il budget economico in un piano di flussi  per verificare che il cash flow è adeguato e sostenibile rispetto alle esigenze dell’azienda e alle posizioni bancarie.

La programmazione di tesoreria  Si pone l’obiettivo di prevedere la situazione di liquidità nel breve termine.

Chi opera in questi ambiti, che sia un dipendente interno all’azienda o sia un consulente esterno,  ha tra i principali compiti la realizzazione di piani finanziari a breve, medio o lungo termine. L’obiettivo principale della pianificazione finanziaria e` il raccogliere informazioni da utilizzare per migliorare la gestione aziendale . Tre diversi punti vorrei segnalare : 1)conoscere la situazione finanziaria in anticipo 2) rapporto con chi eroga il credito. 3) ottimizzazione del livello di analisi . Fino a qualche anno fa, l’eccesso di credito sul sistema, la voglia di investimenti oltre misura, hanno permesso a innumerevoli aziende di operare senza preoccuparsi di una pianificazione, a quel punto ritenuta superflua. Le cose sono cambiate e da alcuni anni, complice senza dubbio la crisi , si ha il compito di verificare se la struttura della societa` e` in grado di sostenere il business. Gli ultimi anni hanno portato, cambiamenti in ogni settore della gestione aziendale, ma l’area della gestione finanziaria aziendale invece, e` rimasta per troppo tempo ai margini di questi cambiamenti.

A parere di chi scrive tutto cio` che riguarda un’impresa e` basato su movimenti finanziari: finanziare un’idea imprenditoriale, gestirne i flussi di pagamento e di incasso, investire in ricerca e sviluppo. Proprio per questo semplice motivo, la tesoreria e la finanza aziendale avrebbe dovuto avere un ruolo importante nelle strategie aziendali, cosa che in passato non e` successo.  Ultimamente, quasi per necessità,  la gestione finanziaria  ha assunto il ruolo che probabilmente meritava da tempo. Di fatto la crisi ha colpito molti inaspettatamente, a volte per  una scarsa attenzione ai segnali di mercato. Una cosa e` sicura; la recessione ha messo l’accento sul fatto che le aziende hanno la necessita` di poter pianificare strategicamente quelli che dovranno essere i movimenti finanziari, soprattutto a medio e lungo termine. Solo in questo modo si potra` discutere con gli istituti di credito per adeguare quelle che sono le scelte aziendali a quelle bancarie limitando il piu` possibile le «sorprese». Moltissime aziende soprattutto quelle medie e piccole, non possiedono strumenti per pianificazione nemmeno per la pianificazione a brevissimo. Pianificare finanziariamente l’andamento aziendale richiede l’unione di diverse informazioni economiche e patrimoniali, ma anche una grande collaborazione con le varie aree dell’impresa; collaborazione che spesso non si riscontra in realta` medio piccole. Eppure solo con un’adeguata comunicazione interna si possono creare dati attendibili e soprattutto tutte le informazioni necessarie ad anticipare le esigenze e mettere la societa` in posizione strategicamente corretta. Il risultato finale che nasce dal mix di conoscenze aziendali, cicliche, da informazioni e gestioni dei flussi, determina una corretta pianificazione. Ho iniziato con una frase celebre e voglio concludere con un’altra a me cara “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo” Henry Ford.

 

 
   
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