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CONSULENZA FINANZIARIA
IL MOMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 10 Gennaio 2019 07:16
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Riporto di seguito con piacere alcuni stralci dell’articolo pubblicato sul Sole 24 ore di ieri del Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia:

 

Banche, per alzare la redditività servono nuovi modelli di rating

 

Il modello di rating è lo strumento che consente alla banca di valutare il grado di affidabilità dei propri clienti, decidere se affidare o meno un nuovo cliente, determinare il tasso di interesse da applicare agli affidamenti in essere e a quelli di nuova concessione.

Il management bancario fa bene il proprio mestiere se presta denaro a chi sarà in grado di restituirglielo e se applica un tasso di interesse coerente con il grado di rischio assunto. Il vantaggio competitivo e, di conseguenza, la redditività della banca, trovano dunque un fondamento essenziale nella capacità di progettare, sviluppare, aggiornare un modello in grado di valutare efficacemente la probabilità di default dei propri clienti (attuali e potenziali).

Negli ultimi 30 anni le regole di Basilea, le indicazioni scritte e la moral suasion delle Banca d’Italia e della Bce hanno orientato gli istituti di credito verso l’impiego di modelli basati su variabili predittive di natura prevalentemente quantitativa (soprattutto indici di bilancio e indici di misurazione dell’andamento passato della relazione di fido) e incentrati su valutazioni di tipo automatico.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha dimostrato che tali modelli hanno una efficacia predittiva limitata................................................................... In secondo luogo i modelli automatici non sono in grado di pesare, se non in misura limitata, gli aspetti qualitativi della gestione e della governance aziendale, quali la coerenza della strategia competitiva, l’efficacia dei comportamenti gestionali, la solidità dell’assetto organizzativo, la qualità dei piani industriali.

Numerose indagini empiriche hanno dimostrato che proprio per queste ragioni i modelli incentrati su valutazioni automatiche e quantitative risultano poco performanti e finiscono per indurre la banca a non concedere credito a imprese che invece lo meriterebbero....................................................

Il ripristino di una redditività adeguata passerà dunque soprattutto dallo sviluppo di nuovi modelli di rating, che consentiranno di selezionare meglio i clienti da affidare, riducendo così le perdite su crediti. Il management bancario dovrà a tal fine investire nella progettazione di sistemi di rating “esperti”, in grado di pesare adeguatamente anche le variabili di natura qualitativa che connotano l’assetto gestionale e strategico dell’impresa cliente, quali la forza e la sostenibilità del vantaggio competitivo, l’efficacia delle politiche gestionali adottate (a livello di produzione, marketing, ricerca e sviluppo, ecc.), la coerenza tra assetto organizzativo e comportamenti strategici, le competenze e l’affidabilità del management, la capacità di innovazione, la capacità da attivare relazioni efficaci con gli stakeholder, la qualità e la solidità complessiva della filiera produttiva di riferimento......................................

Il messaggio da cogliere , importante e fondamentale per il mondo consulenziale e imprenditoriale, è quello che anche le banche (che sono anch’esse imprese, non dimentichiamolo) sanno benissimo che la marginalità dei loro bilanci passa soprattutto per gli impieghi, l’operatività che, prima della crisi del 2008, aveva da sempre generato importanti guadagni.

Intendiamoci, come dice l’articolo, impieghi ben dati e valutati nel ritorno del presunto rischio di perdita; diversamente le banche, giustamente, non avrebbero convenienza ad erogare credito.

Il passaggio auspicato dall'articolo potrebbe voler dire che per un’azienda, se in grado di dimostrare, oltre i numeri statici, la bontà del proprio progetto e della propria organizzazione , gli spazi per ottenere un affidamento potrebbero decisamente aumentare.

Il passo è complesso e presuppone un cambiamento notevole, sia da parte degli istituti di credito, sia nella mentalità imprenditoriale, ma certamente non impossibile ed il solo fatto che venga preso in considerazione, invita all'ottimismo.

L’aspetto comunque da cogliere, però, è quello della necessità, da parte del tessuto imprenditoriale (e consulenziale di riflesso) di saper fare propria questa spinta verso un possibile auspicato cambiamento nell’ottica delle nuove modalità di valutazione (e di calcolo del Rating) che potrebbero essere adottate, più spostate a considerare, oltre agli aspetti basilari (indici di bilancio, centrale rischi, andamentale) anche quelli che sono i valori prospettici, organizzativi e gestionali di un’azienda, fino ad oggi decisamente passati in secondo piano.

Torno, quindi, sui miei precedenti articoli a proposito dell’applicazione della normativa sulla crisi di azienda (Legge 155) e sui sistemi di monitoraggio ed allerta interni, sull’importanza di non perdere questa importante opportunità, di non considerare un appesantimento il necessario formalismo operativo di analisi, ma al contrario, lo strumento necessario a cavalcare un’occasione , forse inaspettata.

 

A volte un momento restituisce ciò che molti anni hanno tolto.
(Publilio Siro)

 
 
LA SCELTA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 04 Gennaio 2019 10:56
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Voglio ritornare sulla nuova normativa connessa alla legge 155 sulla riforma fallimentare.

 

Domanda:

vogliamo che le aziende siano in grado di prendere il mano il proprio destino o lo lasciamo in mano alle Banche, fornitori, Istituti Previdenziali e altri?

Il decreto legislativo in attuazione di quanto disposto dalla legge 155, da potere a questi attori di segnalare all’organismo competente l’aggravamento della situazione economica e finanziaria di un’impresa.

Ovviamente, quali i segnali, come interpretarli, ecc. tutto molto nebuloso ed ancora poco chiaro……….

 

Spesso mi rileggo una frase a me cara:

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo.

Sani di mente o pazzi. Eroi o vittime.

A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.

A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi, e forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.
(Chuck Palahniuk).

 

La legge. 155/2017 prevede l’introduzione delle procedure di allerta, interne ed esterne.

La domanda che dobbiamo porci dovrebbe essere, come sempre, quali sono gli aspetti positivi e negativi per me come azienda e come professionista?


I Sistemi di allerta, vale a dire, tutte le attività elaborate dall’azienda internamente per prevenire situazioni di crisi, serviranno sicuramente, evitando forse, forme di crisi ben più gravi ed anticipando l’intervento di attori esterni……

 

Ma questo  Sistema di alert, immagino esista già da tempo, in ogni sana azienda che si rispetti……….


L’avvio formale della procedura previsto dalla citata normativa, attraverso la segnalazione operata, potrebbe invece aggravare la situazione dell’azienda, infatti, banche, fornitori, istituti previdenziali ed altri, potrebbero dare una errata interpretazione della gravità delle problematiche che hanno generato l’allerta.

 

Una cosa deve esserci chiara:

 

più il sistema di allerta interna risulterà efficiente ed in grado di interpretare ed anticipare le situazioni di criticità, tanto più l’azienda eviterà di incappare nel processo di segnalazione esterna appena descritto, con tutti i rischi che ne potrebbero derivare.

 

Da quasi quindici anni , fin dagli albori di Basilea 2, personalmente mi sono occupato di rating, di analisi delle criticità aziendali, e ho sempre creduto nel merito creditizio e nell’importanza di “guadagnarsi” ciò che prima era scontato, ciò che per anni si pensava essere garantito dal direttore di banca amico o dalla conoscenza reciproca.

Insieme ad alcuni colleghi perseguiamo questa strada oggi ancora più convinti, certi che non basti più vivere di speranze o di furbizie.

 

 

Da qui a breve inizieremo una serie di eventi e di incontri per imprese e professionisti per affrontare insieme la strada e presentare quelle che possono essere le nostre soluzioni, in quanto siamo ben convinti che nessun problema sia irrisolvibile , se affrontato con intelligenza e spirito di squadra.

 

Voglio concludere con un’altra frase di un grande uomo, che ci sia da stimolo ed insegnamento:

 

Ha un vantaggio nella vita chi si rimbocca le maniche mentre gli

altri continuano a parlare.

(John Fitzgerald Kennedy)

 

 

 
 
LA PROCEDURA DI ALLERTA NELLA LEGGE 155/2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 03 Gennaio 2019 10:43
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Nuovo anno, problemi vecchi.

Potremmo anche dire, parafrasando il titolo di un film “La grande scommessa”

Come noto, a seguito della crisi degli ultimi anni, si è inteso procedere ad una riforma della legge fallimentare con l’introduzione dell’obbligo , valevole per tutte le aziende “di dotarsi di un sistema di allerta interna” in grado di individuare squilibri di natura finanziaria, reddituale e patrimoniale indicativi della crisi d'impresa per l'esercizio in corso o, quando la durata residua dell'esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi.

Tale obbligo sarà posto direttamente in capo all'imprenditore, agli amministratori ed al consiglio di amministrazione, che dovranno quindi dotarsi di strumenti atti a rilevare i sintomi della crisi prima che intervenga una segnalazione ad opera dei soggetti abilitati (tra cui l’Agenzia delle Entrate, gli istituti previdenziali, le banche)  presso l'organismo di  composizione della crisi territoriale competente, che dovrà essere costituito presso la Camera di Commercio competente.

Lo scopo di tutto ciò, a prima vista con spirito costruttivo, è quello di monitorare l’assetto economico-finanziario aziendale per garantire la sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo ed individuare l’insorgere di situazioni che potrebbero provocare un prolungato squilibrio economico-finanziario, compromettendo la situazione dell’azienda stessa.

Come detto tra i soggetti segnalatori figurano gli istituti di credito ed è pertanto del tutto lecito attendersi che gli stessi porranno maggiore attenzione all’andamento delle aziende clienti, alle perdite attese dal singolo rapporto.

Ovviamente il monitoraggio sul credito non entrerà in gioco soltanto al momento di un possibile default, come oggi accade, ma interverrà dal momento dell’erogazione, con un’analisi continua di come i parametri di valutazione tenderanno a modificarsi.

Ci dovremo quindi attendere, in un clima già poco propenso al credito ed agli impieghi, una maggiore selettività nell’erogazione o quantomeno un inasprimento del livello degli spread applicati.

Come già più volte da me segnalato, il mondo delle aziende, i commercialisti, i consulenti si troveranno a giocare  “la grande scommessa” dell’inizio del mio articolo; proseguire in un atteggiamento di speranza, fine a se stesso, senza troppo discostarsi dalle modalità operative del passato, con il rischio di vedersi chiudere le porte degli istituti di credito in modo definitivo, oppure cogliere l’opportunità di un cambiamento a questo punto non solo necessario, ma obbligato, in modo da non rimpiangere il non fatto, per non essere più dispiaciuti per le cose non fatte, che per quelle fatte.

Buon lavoro e buon 2019!!

 

 

 
   
IL GIORNALE DEL GIORNO DOPO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 16 Settembre 2018 07:22
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A volte nel mio lavoro mi sento un po’ come il protagonista di quella serie televisiva americana (forse alcuni se la ricorderanno) “il giornale del giorno dopo”, nel quale , grazie ad un gatto con poteri straordinari, il suo padrone , suo malgrado, riusciva a vedere fatti o disgrazie che sarebbero avvenuti e poi riportati nel giornale del giorno successivo.

Muoversi nell’ambito della consulenza finanziaria alle imprese, in ambito di analisi, valutazioni, possibili margini di riuscita di un progetto, spesso ti porta a vedere finali di un film che ai più ancora non è dato vedere, forse per volontà, forse per il naturale atteggiamento di chi preferisce distogliere lo sguardo.

Sono passati dieci anni dalla fatidica crisi economica “regalataci dagli americani” ed indubbiamente , a boccie ferme, dieci anni sono tanti, soprattutto se vissuti in una strisciante, ma continua fase di incertezza, di mancanza di idee, di timore e, si badi bene, questo timore ha attanagliato e sempre di più riguarderà, chi dovrebbe, per sua natura teoricamente supportare in questa fase le difficoltà, vale a dire il sistema bancario.

Sistema bancario prigioniero di sè stesso, della paura del riproporsi di situazioni che tanto male hanno provocato al tessuto economico di un paese, avvinghiato su se stesso tra la necessità di creare la famosa (e indispensabile ) marginalità e le continue richieste di un mondo imprenditoriale anch’esso bloccato, intimorito, privato di quell’entusiasmo che, in passato, aveva caratterizzato le famose riprese dopo la crisi, tipiche degli anni 90, inizi duemila.

Ifrs 9 e riforma della legge sul fallimento non aiutano e non aiuteranno a migliorare le cose, anzi andranno ancor di più ad innalzare il livello di attenzione rispetto ad un rischio di perdite non auspicabili in un quadro già poco incline alla disponibilità.

La differenza rispetto al passato è una sola, non di poco conto; quelle riprese, le fatidiche uscite dalla crisi, fanno parte di un altro mondo, giusto o sbagliato nelle sue modalità, ma certamente diverso da quello di oggi, nel quale quelle modalità, quel sistema è oggi assolutamente improponibile.

Ormai da tempo penso e scrivo questo, ma sempre di più il famoso “giornale del giorno dopo” mi appare con un titolo a caratteri cubitali “ O LE IMPRESE ADOTTANO ANALISI APPROFONDITE, SI MUOVONO CON ATTENZIONE VERSO LE BANCHE DATI, IMPLEMENTANO AL LORO INTERNO UN SISTEMA DI CONTROLLO CHE ANTICIPI IL PROBLEMA O SARANNO COSTRETTE AD UN CAMMINO SEMPRE PIU’ COMPLESSO.

Ho più volte sostenuto(e ne sono fermamente convinto) la tesi che il denaro sarà erogato dalle banche soltanto se conveniente per loro, in termini di rischio ed economici, diversamente appare scontato il diniego di una richiesta.

Mi rivolgo a colleghi, commercialisti, imprenditori e perchè no anche ai gestori imprese degli istituti di credito...facciamo in modo tale che il titolo del giornale del giorno dopo possa essere cambiato, come nella serie televisiva, con la volontà e la forza di chi crede che sia possibile un finale diverso.

Ultimo aggiornamento Domenica 16 Settembre 2018 07:30
 
 
l'orizzonte PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 06 Giugno 2017 06:50
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“Non guardare mai in basso per saggiare il terreno prima di compiere il passo successivo. Solo chi tiene gli occhi fissi sull’orizzonte lontano troverà la strada giusta.”

DAG HJALMAR AGNÉ CARL HAMMARSKJOLD

Ho voluto partire in questo mio articolo con questa frase perché a mio parere, mai come in questi tempi che stiamo vivendo, il significato è stato forse più calzante.

Leggevo l'altro giorno una bella intervista sul Sole 24 ore ad un' imprenditrice di successo che rimarcava come , cito testualmente, " Ho sempre creduto che il problema dell'Italia sia la mancanza di una visione a medio-lungo termine; si va a caccia del risultato immediato, della soddisfazione di breve periodo....mi sono sempre sforzata di guardare al quadro di insieme, mai al particulare, come diceva Guicciardini.

Il senso del QUI ED ORA, della "VITA ADESSO" (parafrasando il titolo di una famosa canzone di Claudio Baglioni) è ormai insito in ogni campo e quello imprenditoriale non poteva essere diverso.

Diventa quindi normalità cercare di ottenere obiettivi immediati, risultati a breve termine, per appagare la momentanea necessità e poco importa il senso della strategia complessiva o la ricerca di un punto di arrivo e forse quello che più preoccupa è l'incapacità di guardarsi indietro ed analizzare un percorso compiuto forse con troppa fretta e senza capacità di analisi.

Forse, tornando al Guicciardini, dovremmo tutti avere la capacità di fermarci e valutare l'impatto di ciò che oggi mettiamo in atto, preoccupandoci anche di quello che un comportamento, una strategia, una scelta in azienda potrà significare per chi, dopo di noi, si troverà a gestire quel problema.

Sempre riferendomi all'arte del passato, i pittori di un tempo, per portare a termine i loro capolavori hanno impiegato anni, con minuziosa attenzione e pazienza ci hanno regalato opere oggi inimmaginabili; ecco.....credo dovremmo prendere spunto da loro e fare nostra questa loro capacità di saper costruire nel tempo qualcosa di bello e soprattutto di duraturo. Diversamente ciò che potremmo ritrovarci di fronte sarebbero quadri sbiaditi ed immagini scolorite, senza futuro.

 
   
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