image1

www.francocorelliconsulenza.com
LA RINASCITA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 24 Febbraio 2019 14:52
Share

Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere.

(Antonio Gramsci)

Solitamente è mia abitudine concludere un articolo con una frase che mi ha colpito, per lasciare uno spunto di riflessione.

Questa volta ho voluto iniziare invece inserendo da subito l'impatto ed il contenuto di poche righe che fotografano però in modo preciso la fase, sempre più complessa, che sta vivendo il nostro sistema imprenditoriale...e non solo.

Più volte ho sostenuto la tesi della necessità, per le imprese, di compiere quel cambio di passo mentale, strategico, organizzativo che spesso, per pigrizia, per cecità più che per incapacità , non viene affrontato.

E pensare che di occasioni ce ne sono state, non si può certo dire che un vento di cambiamento non poteva essere avvertito, fin dai lontani , ormai, tempi di Basilea 2 (ormai diventata 3 e 4), fino ad arrivare all' IFRS 9 ed ai forti segnali della necessità di una trasformazione, purtroppo mai colti in modo completo.

La recente approvazione della Legge 155 e della riforma sulla Crisi di Impresa (della quale ho già in precedenza avuto occasione di parlare) è l'ennesima occasione che aziende , commercialisti, professionisti del settore in genere, dovrebbero cogliere al volo, per passare da ciò che si è a ciò che si potrebbe essere, per giocare di anticipo e, per una volta, poter costruire il proprio futuro, senza farsi cogliere impreparati o senza aver bisogno di chi ti segnala le tue difficoltà.

Segnalo un sito www.sistemadiallerta.com del quale condivido pienamente lo spirito ed i contenuti . Rappresenta la volontà di chi crede che ancora sia assolutamente possibile avere le capacità di entrare nel profondo della propria azienda, analizzare nello specifico gli aspetti che altri, dopo di noi, potrebbero cogliere e che potrebbero essere avvertiti in modo negativo, se non si interviene con tempistiche immediate; personalmente mi sono sentito di raccogliere questa sfida e di prendere questa opportunità perchè ho sempre creduto moltonella professionalità e nella capacità di ognuno di crearsi il proprio futuro.

Quando si effettua una scelta, si cambia il futuro.

(Deepak Chopra)


 
 
ANCORA SULLA LEGGE 155 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 29 Gennaio 2019 07:39
Share

Ritorno su quanto già da me affrontato nei precedenti post, in quanto respiro, mio malgrado, in questi primi giorni del 2019 un atteggiamento di attesa passiva sull'argomento in questione, per non dire di pericolosa trascuratezza.

E' un po' la stessa aria che sentivo agli inizi del duemila, agli albori di Basilea 2, quando mi sforzavo di convincere professionisti ed imprese dell'importanza di prepararsi al fine di evitare ciò che poi purtroppo in seguito è avvenuto ed ovviamente poi su questo in Italia siamo bravissimi nel piangerci addosso ed incolpare qualcuno diverso da noi su situazioni per le quali dovremmo in realtà fare soltanto il mea culpa.

Anche adesso il mondo imprenditoriale (ma con esso il mondo dei commercialisti e dei consulenti) dovrebbe a mio parere cogliere al volo l'opportunità che si presenta con le novità riferite alla Legge 155, all'obbligo di di dotarsi di sistemi di allerta e monitoraggio che vadano ad anticipare problematiche di crisi che, se trascurate, potrebbero portare a percorsi ben più complessi e negativi. Nonostante questo risuonano "vecchie note" del tipo....NON FACCIAMO ALLARMISMI INUTILI - NON CREDO MI RIGUARDI - SONO CONTROLLI CHE GIA'  FACCIO IN AZIENDA - LA MIA UNICA NECESSITA' EVENTUALMENTE SONO NUOVI AFFIDAMENTI - LA MIA E' UN'AZIENDA PICCOLA E QUINDI NON DEVO FARE NULLA, della serie....disimpegnamoci e non sforziamoci più di tanto.

Due messaggi:

- le aziende non possono più ragionare come si faceva in passato; oggi (ma ormai da diversi anni) avranno ascolto in banca e potranno accedere al credito soltanto quelle meritevoli e per meritevoli intendo le aziende in ordine con numeri di bilancio, banche dati e soprattutto capacità restitutiva del debito.

- non si può più dipendere in aziende da un obbligo normativo, fiscale od altro; occorre giocare di anticipo per non restare al palo e d evitare di trovarsi in acque dalle quali non riuscire poi ad uscire.

 

Massima del giorno

Tu puoi ritardare, ma il tempo non lo farà.
(Benjamin Franklin)

 
 
IL MOMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 10 Gennaio 2019 07:16
Share

Riporto di seguito con piacere alcuni stralci dell’articolo pubblicato sul Sole 24 ore di ieri del Presidente della Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia:

 

Banche, per alzare la redditività servono nuovi modelli di rating

 

Il modello di rating è lo strumento che consente alla banca di valutare il grado di affidabilità dei propri clienti, decidere se affidare o meno un nuovo cliente, determinare il tasso di interesse da applicare agli affidamenti in essere e a quelli di nuova concessione.

Il management bancario fa bene il proprio mestiere se presta denaro a chi sarà in grado di restituirglielo e se applica un tasso di interesse coerente con il grado di rischio assunto. Il vantaggio competitivo e, di conseguenza, la redditività della banca, trovano dunque un fondamento essenziale nella capacità di progettare, sviluppare, aggiornare un modello in grado di valutare efficacemente la probabilità di default dei propri clienti (attuali e potenziali).

Negli ultimi 30 anni le regole di Basilea, le indicazioni scritte e la moral suasion delle Banca d’Italia e della Bce hanno orientato gli istituti di credito verso l’impiego di modelli basati su variabili predittive di natura prevalentemente quantitativa (soprattutto indici di bilancio e indici di misurazione dell’andamento passato della relazione di fido) e incentrati su valutazioni di tipo automatico.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha dimostrato che tali modelli hanno una efficacia predittiva limitata................................................................... In secondo luogo i modelli automatici non sono in grado di pesare, se non in misura limitata, gli aspetti qualitativi della gestione e della governance aziendale, quali la coerenza della strategia competitiva, l’efficacia dei comportamenti gestionali, la solidità dell’assetto organizzativo, la qualità dei piani industriali.

Numerose indagini empiriche hanno dimostrato che proprio per queste ragioni i modelli incentrati su valutazioni automatiche e quantitative risultano poco performanti e finiscono per indurre la banca a non concedere credito a imprese che invece lo meriterebbero....................................................

Il ripristino di una redditività adeguata passerà dunque soprattutto dallo sviluppo di nuovi modelli di rating, che consentiranno di selezionare meglio i clienti da affidare, riducendo così le perdite su crediti. Il management bancario dovrà a tal fine investire nella progettazione di sistemi di rating “esperti”, in grado di pesare adeguatamente anche le variabili di natura qualitativa che connotano l’assetto gestionale e strategico dell’impresa cliente, quali la forza e la sostenibilità del vantaggio competitivo, l’efficacia delle politiche gestionali adottate (a livello di produzione, marketing, ricerca e sviluppo, ecc.), la coerenza tra assetto organizzativo e comportamenti strategici, le competenze e l’affidabilità del management, la capacità di innovazione, la capacità da attivare relazioni efficaci con gli stakeholder, la qualità e la solidità complessiva della filiera produttiva di riferimento......................................

Il messaggio da cogliere , importante e fondamentale per il mondo consulenziale e imprenditoriale, è quello che anche le banche (che sono anch’esse imprese, non dimentichiamolo) sanno benissimo che la marginalità dei loro bilanci passa soprattutto per gli impieghi, l’operatività che, prima della crisi del 2008, aveva da sempre generato importanti guadagni.

Intendiamoci, come dice l’articolo, impieghi ben dati e valutati nel ritorno del presunto rischio di perdita; diversamente le banche, giustamente, non avrebbero convenienza ad erogare credito.

Il passaggio auspicato dall'articolo potrebbe voler dire che per un’azienda, se in grado di dimostrare, oltre i numeri statici, la bontà del proprio progetto e della propria organizzazione , gli spazi per ottenere un affidamento potrebbero decisamente aumentare.

Il passo è complesso e presuppone un cambiamento notevole, sia da parte degli istituti di credito, sia nella mentalità imprenditoriale, ma certamente non impossibile ed il solo fatto che venga preso in considerazione, invita all'ottimismo.

L’aspetto comunque da cogliere, però, è quello della necessità, da parte del tessuto imprenditoriale (e consulenziale di riflesso) di saper fare propria questa spinta verso un possibile auspicato cambiamento nell’ottica delle nuove modalità di valutazione (e di calcolo del Rating) che potrebbero essere adottate, più spostate a considerare, oltre agli aspetti basilari (indici di bilancio, centrale rischi, andamentale) anche quelli che sono i valori prospettici, organizzativi e gestionali di un’azienda, fino ad oggi decisamente passati in secondo piano.

Torno, quindi, sui miei precedenti articoli a proposito dell’applicazione della normativa sulla crisi di azienda (Legge 155) e sui sistemi di monitoraggio ed allerta interni, sull’importanza di non perdere questa importante opportunità, di non considerare un appesantimento il necessario formalismo operativo di analisi, ma al contrario, lo strumento necessario a cavalcare un’occasione , forse inaspettata.

 

A volte un momento restituisce ciò che molti anni hanno tolto.
(Publilio Siro)

 
   
LA SCELTA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 04 Gennaio 2019 10:56
Share

Voglio ritornare sulla nuova normativa connessa alla legge 155 sulla riforma fallimentare.

 

Domanda:

vogliamo che le aziende siano in grado di prendere il mano il proprio destino o lo lasciamo in mano alle Banche, fornitori, Istituti Previdenziali e altri?

Il decreto legislativo in attuazione di quanto disposto dalla legge 155, da potere a questi attori di segnalare all’organismo competente l’aggravamento della situazione economica e finanziaria di un’impresa.

Ovviamente, quali i segnali, come interpretarli, ecc. tutto molto nebuloso ed ancora poco chiaro……….

 

Spesso mi rileggo una frase a me cara:

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo.

Sani di mente o pazzi. Eroi o vittime.

A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.

A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi, e forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.
(Chuck Palahniuk).

 

La legge. 155/2017 prevede l’introduzione delle procedure di allerta, interne ed esterne.

La domanda che dobbiamo porci dovrebbe essere, come sempre, quali sono gli aspetti positivi e negativi per me come azienda e come professionista?


I Sistemi di allerta, vale a dire, tutte le attività elaborate dall’azienda internamente per prevenire situazioni di crisi, serviranno sicuramente, evitando forse, forme di crisi ben più gravi ed anticipando l’intervento di attori esterni……

 

Ma questo  Sistema di alert, immagino esista già da tempo, in ogni sana azienda che si rispetti……….


L’avvio formale della procedura previsto dalla citata normativa, attraverso la segnalazione operata, potrebbe invece aggravare la situazione dell’azienda, infatti, banche, fornitori, istituti previdenziali ed altri, potrebbero dare una errata interpretazione della gravità delle problematiche che hanno generato l’allerta.

 

Una cosa deve esserci chiara:

 

più il sistema di allerta interna risulterà efficiente ed in grado di interpretare ed anticipare le situazioni di criticità, tanto più l’azienda eviterà di incappare nel processo di segnalazione esterna appena descritto, con tutti i rischi che ne potrebbero derivare.

 

Da quasi quindici anni , fin dagli albori di Basilea 2, personalmente mi sono occupato di rating, di analisi delle criticità aziendali, e ho sempre creduto nel merito creditizio e nell’importanza di “guadagnarsi” ciò che prima era scontato, ciò che per anni si pensava essere garantito dal direttore di banca amico o dalla conoscenza reciproca.

Insieme ad alcuni colleghi perseguiamo questa strada oggi ancora più convinti, certi che non basti più vivere di speranze o di furbizie.

 

 

Da qui a breve inizieremo una serie di eventi e di incontri per imprese e professionisti per affrontare insieme la strada e presentare quelle che possono essere le nostre soluzioni, in quanto siamo ben convinti che nessun problema sia irrisolvibile , se affrontato con intelligenza e spirito di squadra.

 

Voglio concludere con un’altra frase di un grande uomo, che ci sia da stimolo ed insegnamento:

 

Ha un vantaggio nella vita chi si rimbocca le maniche mentre gli

altri continuano a parlare.

(John Fitzgerald Kennedy)

 

 

 
 
LA PROCEDURA DI ALLERTA NELLA LEGGE 155/2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 03 Gennaio 2019 10:43
Share

Nuovo anno, problemi vecchi.

Potremmo anche dire, parafrasando il titolo di un film “La grande scommessa”

Come noto, a seguito della crisi degli ultimi anni, si è inteso procedere ad una riforma della legge fallimentare con l’introduzione dell’obbligo , valevole per tutte le aziende “di dotarsi di un sistema di allerta interna” in grado di individuare squilibri di natura finanziaria, reddituale e patrimoniale indicativi della crisi d'impresa per l'esercizio in corso o, quando la durata residua dell'esercizio al momento della valutazione è inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi.

Tale obbligo sarà posto direttamente in capo all'imprenditore, agli amministratori ed al consiglio di amministrazione, che dovranno quindi dotarsi di strumenti atti a rilevare i sintomi della crisi prima che intervenga una segnalazione ad opera dei soggetti abilitati (tra cui l’Agenzia delle Entrate, gli istituti previdenziali, le banche)  presso l'organismo di  composizione della crisi territoriale competente, che dovrà essere costituito presso la Camera di Commercio competente.

Lo scopo di tutto ciò, a prima vista con spirito costruttivo, è quello di monitorare l’assetto economico-finanziario aziendale per garantire la sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo ed individuare l’insorgere di situazioni che potrebbero provocare un prolungato squilibrio economico-finanziario, compromettendo la situazione dell’azienda stessa.

Come detto tra i soggetti segnalatori figurano gli istituti di credito ed è pertanto del tutto lecito attendersi che gli stessi porranno maggiore attenzione all’andamento delle aziende clienti, alle perdite attese dal singolo rapporto.

Ovviamente il monitoraggio sul credito non entrerà in gioco soltanto al momento di un possibile default, come oggi accade, ma interverrà dal momento dell’erogazione, con un’analisi continua di come i parametri di valutazione tenderanno a modificarsi.

Ci dovremo quindi attendere, in un clima già poco propenso al credito ed agli impieghi, una maggiore selettività nell’erogazione o quantomeno un inasprimento del livello degli spread applicati.

Come già più volte da me segnalato, il mondo delle aziende, i commercialisti, i consulenti si troveranno a giocare  “la grande scommessa” dell’inizio del mio articolo; proseguire in un atteggiamento di speranza, fine a se stesso, senza troppo discostarsi dalle modalità operative del passato, con il rischio di vedersi chiudere le porte degli istituti di credito in modo definitivo, oppure cogliere l’opportunità di un cambiamento a questo punto non solo necessario, ma obbligato, in modo da non rimpiangere il non fatto, per non essere più dispiaciuti per le cose non fatte, che per quelle fatte.

Buon lavoro e buon 2019!!

 

 

 
   
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 9

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk