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...CHISSA' CHE UN GIORNO..... PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 10 Maggio 2020 07:04
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Ho letto sul Sole 24 Ore di ieri un interessante articolo riferito al possibile ingresso del capitale dello Stato nelle imprese per la durata massima di 7 anni, ovviamente finalizzato al superamento della difficile situazione in cui le aziende, che già erano in debito di ossigeno prima della pandemia andranno a trovarsi.

Ovviamente è una proposta da definire, la quadratura del cerchio non è ancora avvenuta,si riferisce ad aziende di un certo target, è in ambito europeo (quindi con tutti i limiti della fattibilità e delle tempistiche), ma se ne comincia a parlare e certamente la trovo con piacere in linea con delle proposte e idee che personalmente già lanciavo nel mio sito cinque anni fa.....forse uno spiraglio di luce si comincia a vedere; credo sia ora di abbandonare i vecchi ragionamenti per i quali " l'impresa è una mia creatura", "chi meglio di me conosce la mia azienda" e iniziare a comprendere che spesso le soluzioni passano da altri, non da noi stessi.

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle.
(Sant’Agostino)

 

LO STALLO

Scritto da Administrator

Venerdì 17 Aprile 2015 12:19

 

COME USCIRE DALLO STALLO……

 

 

Nella mia attività di consulenza mi sto imbattendo in situazioni sempre più complesse, ma allo stesso tempo sempre più chiare.

 

Partiamo da una considerazione, chiarendo immediatamente che chi scrive, da tempi remoti, non sospetti, sostiene che i principi alla base dell’applicazione di Basilea 2 prima, Basilea 3 oggi, sono sacrosanti e giusti.

 

Non a  caso già nel 2004 , in sinergia con un’azienda di Forlì ed una casa di Software di Piacenza, iniziammo un percorso di convegni, elaborazioni software e consulenze sul tema.

 

Premesso questo, ritengo che non il principio ed i contenuti, ma l’applicazione o meglio le modalità di applicazione di Basilea sia errata ed in alcuni casi snaturata.

 

In prima battuta ricordo le parole di un Direttore Generale di un primario istituto che, invitato ad uno dei Convegni organizzati disse le testuali parole “ uno dei problemi più grandi delle banche è la non sufficiente professionalità al proprio interno, a partire dalle Direzioni Centrali, fino all’ultima delle filiali. Era l’anno 2004 e sono passati più di dieci anni, ma credo inutilmente, stante il quadro attuale.

 

Sento ancora in giro direttori e gestori di banca sostenere di non poter comunicare al cliente il proprio rating o che, nell’applicazione dello stesso, le spiegazioni non possono essere date. Se è vero che non esiste un “obbligo” giuridico per la banca, ricordo il principio di trasparenza e di pubblicità contenuti all’interno dei dettami di Basilea ed in ogni caso il buon senso dovrebbe a mio parere prevalere.

 

Cosa dire poi quando, di fronte all’elaborazione del rating,  nasce (nella maggior parte dei casi) la problematica connessa alla bassa capitalizzazione dell’impresa?

 

Qui inizia la magica soluzione con la quale si consiglia all’imprenditore di procedere all’aumento di capitale o comunque di “mettere i soldi in azienda”… la successiva frase magica è “ non può essere solo la banca a crederci!!”. Il più delle volte finisce che la pratica di fido viene respinto, che l’impresa non ha il denaro richiesto e che , nell’arco di un tempo più o meno lungo, l’impresa chiude o chiede il concordato, riaprendo poi, a ranghi ridotti, con altra veste e nome.

 

Anche in questo caso faccio un inciso… : parole sante quelle con cui si sostiene che non può essere solo la banca a credere in un progetto , nonchè a finanziarlo!!  Ma come ne usciamo? Siamo nel 2015, credo che tutti concordiamo che il film della società italiana girato fino al 2007 sia concluso e che il film che si sta girando da ormai 7 – 8 anni sia un altro, diverso, più bello o più brutto non lo sappiamo e non lo vogliamo dire, ma diverso!!

 

Tornando a Basilea 3, i  soggetti interessati (banche ed imprese) sono e saranno fortemente in crisi di idee e di strategie (io aggiungo anche di uomini). Rischiamo di continuare a cozzare contro un muro se pretendiamo che il problema della capitalizzazione aziendale si risolva magicamente da sola. I discorsi sono fin troppo ovvi….le banche non hanno né voglia, né soprattutto interesse a prestare denaro là dove rischiano qualcosa ( e già su questo si potrebbe scrivere un libro….) ; gli imprenditori , sia perché in passato alcuni hanno fatto passi più lunghi della gamba, sia perché il denaro è spesso uscito dall’azienda per scopi personali, sia perché culturalmente non pronti, sia perché con il tempo i margini di utile si sono assottigliati, resta il fatto che oggi non hanno il denaro da mettere.

 

E’ uno stallo che non può continuare e che sta lentamente portando alla chiusura di molte aziende ed alla perdita di lavoro di molte persone.

 

Io ritengo che si debba innestare un meccanismo attraverso il quale, così come per le banche, si fissi anche per le imprese un obbligo di capitale minimo , al fine di diminuire i rischi del default che tanti danni stanno facendo.  Il denaro relativo, stante che gli imprenditori non sono in grado in modo autonomo, dovrà derivare dal sistema bancario, a sua volta garantito dal fondo di garanzia e dal mondo dei confidi regionali, coinvolgendo le Regioni stesse a tutela dell’accordo. L’impresa avrà l’onere, oltre che dell’utilizzo dei fondi in aumento della capitalizzazione ed alla progressiva restituzione degli stessi, anche di rendicontare periodicamente l’andamento economico – patrimoniale. Si dovrà di fatto sottoporre ad un tutoraggio, immagino mal digerito, ma indispensabile e necessario ; le banche a loro volta avranno l’onere di valutare l’evolversi del progetto aziendale, pena la naturale rescissione dell’accordo intervenuto nel caso in cui gli ambiti progettuali venissero disattesi dall’azienda.

 

Personalmente credo sia ora di scrollarci di dosso un appiattimento in cui siamo caduti, cercando di ripartire da ambiti nuovi, nei quali anche i principi etici abbiano un senso ed una sua valenza, senza voler per questo fare il sognatore o il moralista.

 

Credo che la società in cui viviamo, i nostri figli, noi tutti nel complesso, abbiamo finalmente il diritto di uscire dal buio in cui, da troppo tempo, siamo caduti.

Ultimo aggiornamento Domenica 10 Maggio 2020 07:21
 

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