il prelevamento soci Stampa
Scritto da Administrator   
Domenica 20 Luglio 2014 16:01
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Il problema del prelevamento titolare nella ditta individuale e dei soci nella società di persone.

Spesso nel mio lavoro di analisi di bilancio mi imbatto in ditte individuali o società di persone.

Il problema comune che ricorre nei bilanci di queste aziende è la voce patrimoniale concernente il prelevamento del titolare (nel caso di ditta individuale) o dei soci (nel caso di snc o sas).

Bisogna partire, prima di tutto, da quello che recita il codice civile. L’articolo 2303 prevede che non può farsi luogo a ripartizione di somme tra i soci se non per utili realmente conseguiti. Partendo da questa considerazione si capisce benissimo quale può essere la difficoltà prima operativa e poi contabile della gestione.

La stragrande maggioranza dei bilanci parte da un limite oggettivo, che di fatto origina il problema gestionale: gli utili dichiarati e contabilizzati sono, solitamente, non in linea con quanto effettivamente ottenuto dall’attività.

Ciò genera, di conseguenza, una prima incongruenza di fondo; il prelevamento del titolare o dei soci, commisurato alle loro reciproche esigenze personali, difficilmente sarà in linea con il risultato operativo conseguito nell’anno di riferimento.

La conseguenza principale di questo risultato, ovviamente in senso negativo, è quadruplo:

 

 

-     Il patrimonio netto dell’azienda, che sia individuale o società di persone, tende ad avere un segno negativo;

-     Il rating dell’azienda subisce una ripercussione negativa in quanto il rapporto capitale di terzi/mezzi propri viene ovviamente inficiato, agendo negativamente e posizionando il livello di indice insufficiente con conseguente forte difficoltà a ricevere credito dalle banche;

-     Non essendo contabilizzato “lo stipendio dei soci”come costo (ma solo come prelevamento) si agisce in incremento dell’utile, ottenendo il risultato di subire maggiori imposte.

-     Per assurdo l’Agenzia delle Entrate, in fase di controllo può tranquillamente leggere questa voce come “ricavi” a nero non dichiarati.

Queste note partono dal desiderio di innestare uno spunto di riflessione tra tecnici e non, al fine di innestare un percorso correttivo, che renda in primis più reale l’aspetto contabile delle aziende che incrociamo, ma che altresì permetta di presentarsi agli istituti di credito con una facciata diversa e trasparente, senza dover ogni volta dover giustificare una voce o una scrittura contabile ormai nota nell’origine, ma altrettanto spietata nel produrre effetti devastanti sul risultato finale.

 

 

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