L'ALTALENA Stampa
Scritto da Administrator   
Lunedì 20 Maggio 2019 08:59
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Mi vorrei soffermare sulle recenti importanti modifiche che hanno riguardato il mondo del credito, delle imprese ed in generale del sistema organizzativo del tessuto imprenditoriale del nostro paese.

Mi riferisco al nuovo Codice riguardante la crisi di impresa ed i meccanismi di allerta, alla riforma del Fondo di Garanzia, alla recente idea di ritornare (si badi bene dopo tre mesi non tre anni!) in modifica sui limiti concernenti gli obblighi del revisore ed alla proposta di eliminazione della lettera R in relazione alla limitazione dell'uso diretto della garanzia del Fondo Centrale.

Sembra francamente di vedere nelle diverse situazioni un atteggiamento a dir poco incoerente ed oserei anche dire di poca professionalità.

Pensiamo alla riforma del fondo ed alla proposta successiva di eliminare la lettera R prevista in alcune regioni; la riforma in questione si poneva lo scopo (a mio parere giustamente) in primis di eliminare la garanzia diretta facile in misura anche dell'80% a tutela delle banche per qualsiasi azienda, anche le top. Si è quindi voluto creare un nuovo sistema di garanzia inversamente proporzionale alla rischiosità dell'impresa che ne fa richiesta. Si è poi passati da un semplice scoring di bilancio ad un vero e proprio rating, anche prendendo in esame l'andamento della Centrale Rischi. Le garanzie possono risultare invece diverse e maggiori in presenza di garanzia Confidi rating (che in presenza di controgaranzia del fondo permettono la ponderazione zero per gli istituti) o addirittura prevedere un rischio tripartito fino all'importo di 120.000 euro. La riforma del fondo comunque nella sostanza si muoveva in una direzione di maggiore attenzione al rischio impresa ed ad un rapporto positivo per il Confidi.

Nel messaggio recente di eliminazione della lettera R si intravede invece una sorta di "guerra" al mondo del Confidi, in nome di un cosiddetto risparmio costi per le imprese ed in nome di una libertà di azione delle stesse imprese che non hanno così più il vincolo normativo.

Guardiamo poi la riforma del codice sulla crisi di impresa, nata con lo scopo di fermare il bubbone dei tanti fallimenti avvenuti in passato ed a maggior ragione a far crescere il sistema organizzativo interno delle aziende, poco inclini a verificare al proprio interno limiti , difficoltà e strategie a lungo termine; da qui l'abbassamento delle soglie riferite all'obbligo del revisore.

Una doppia opportunità si sarebbe creata; la prima per le aziende stesse, che seppur vero subendo un costo, avrebbero potuto un sistema virtuoso di crescita e di analisi interna che alla lunga avrebbe fatto ottenere indubbi risultati, la seconda per il mondo del consulenti e dei professionisti , che attraverso la formazione aziendale, l'innesto di sistemi di allerta interna, di pianificazione pluriennale avrebbero contribuito ad un' importante crescita del tessuto imprenditoriale del nostro paese.

Sembra di leggere negli emendamenti sopra citati il classico atteggiamento di chi per ottenere consensi sceglie la strada più semplice....accontentare il più possibile, badando all'oggi....un domani chissà......

Questa pericolosa retromarcia, non solo vanifica tutto ciò , ma genera un pericoloso messaggio in un mondo già poco abituato alle regole: "non c'è niente di cui preoccuparsi" , "poi ci sarà sempre qualcuno che interviene e sistema le cose per il meglio"......ma mi domando ...per il meglio di chi? Basta guardarsi intorno, basta osservare il triste scenario delle imprese in crisi per avere una risposta.

Non essere altro se non te stesso – in un mondo che fa del suo meglio notte e giorno per renderti un altro – significa combattere la battaglia più ardua che un essere umano possa combattere; e non smettere mai di lottare.
(E. E. Cummings)

 

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