LA SPERANZA DI RIPARTIRE Stampa
Scritto da Administrator   
Lunedì 18 Maggio 2020 15:06
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“Andrà tutto bene!”, “ L’Italia riparte” “Ricominciamo” “Fase 2” , termini o frasi sentiti decine di volte in televisione o lette sui giornali.

Certamente è importante essere positivi, cavalcare lo spirito della visione ottimistica delle cose, vedere il bicchiere mezzo pieno, ma in tutto ciò qualcosa non quadra.

Non è possibile che in questo paese che è l’Italia , da ormai diversi anni, si continui ad avere la tendenza a chiudere gli occhi, a non vedere più in là del naso; sono ormai più di dieci anni che si parla di crisi, ma nello stesso tempo ci si attacca alla crescita dello zeo virgola pur di volerci leggere un segnale di ripresa.

Ecco, la ripresa; un termine usato in passato, prima degli anni duemila, per citare l’ambito dell’effettiva crescita a seguito di una crisi economica; la grande differenza è che un tempo le crisi (che ci sono sempre state) , avevano un effettivo seguito , una ripartenza, duravano alcuni mesi, ma poi di fatto l’economia si rimetteva in moto, non dico come nulla fosse, ma quasi..

Oggi (ma direi da almeno dodici anni), stiamo vivendo ed abbiamo vissuto in una fase di profonda stagnazione, in un’economia che ha vivacchiato, con aziende in perenne difficoltà, che il Covid - 19 ha solo finito di stendere al tappeto, probabilmente per alcune in modo irreparabile..

Emily Dickinson diceva “ Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte.ed in effetti quello che credo sia mancato in questi anni , sia al mondo della politica, che al mondo imprenditoriale, è proprio il coraggio di prendere in mano questo pacchetto, aprirlo e studiarlo bene, al punto di comprendere ciò che andava cambiato e, soprattutto, comprendere che quello che avevamo davanti era un mondo completamente nuovo, non so dire se migliore o peggiore, ma certamente diverso.

Io sono convinto, pur consapevole delle fasi di grossa difficoltà che l’economia si troverà ad affrontare, che la capacità di ingegno, l’attitudine al lavoro della nostra classe imprenditoriale in genere, potranno prevalere, ma occorre un cambio di passo, una nuova capacità di crescita, un cambiamento mentale che porti a riconsiderare il ruolo dell’impresa, vista non più come una cosa propria.

Voglio rubare una frase:

l’imprenditore cerca sempre di cambiare, reagisce al cambiamento, e lo sfrutta come un’opportunità”. (Peter Ferdinand Drucker)

E’ sicuramente importante che, in momenti come questo, lo Stato intervenga con aiuti alle imprese, ma queste stesse imprese avranno la capacità di rialzarsi? Non avrebbe avuto molto più senso, che dall’ultima grossa crisi del 2008 ,venisse innestato un percorso formativo all’interno della nostra classe imprenditoriale, renderla gradualmente meno dipendente dal sistema del credito? Evitare in poche parole di trovarci di fronte imprese sotto capitalizzate , non in grado di essere autonome finanziariamente, suscettibili di entrare in difficoltà, senza strategie alternative?

Ecco, quello che, salvo le dovute eccezioni, manca ed è mancata in passato è questa reazione al cambiamento, questo sperare in un domani come se non dipendesse da noi e forse il virus è venuto proprio a ricordarcelo.

 

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