IL MITO CHE NON C'E' Stampa
Scritto da Administrator   
Giovedì 03 Settembre 2020 16:43
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Chi s’aggrappa. Chi affonda. Chi riemerge. La vita è un mare aperto.
(vinkweb, Twitter)

Il caso WireCard mi ha certamente fatto capire alcune cose.

In primo luogo cade il mito tedesco; anche in Germania succedono casi di falsificazione di bilanci, di mancanza di controllo, di società di revisione che non operano come dovrebbero. Non che il “mal comune mezzo gaudio” mi consoli, ma certamente il fatto apre ragionamenti più ampi.

In secondo luogo, per chi come me ha avuto la fortuna di vivere la finanza negli anni 90, ci si rende conto di come oggi i mercati (ed i relativi risultati di investimento) siano dipendenti non più soltanto dalle capacità o dalle analisi di un consulente, bensì da situazioni in primis imprevedibili ed in secondo luogo totalmente sganciate da logiche di mercato. Questo aspetto indubbiamente crea non poche domande ed interrogativi.

Nonostante questo penso però che in ogni campo ed in ogni settore ,alla lunga la capacità, la professionalità e la preparazione riescano a fare la differenza, quello che al limite cambia è l’orizzonte temporale in cui il risultato finale viene ottenuto.

E qui entra in gioco il tempo, in un momento in cui questa variabile diventa invece fondamentale e decisivo per tracciare la linea di demarcazione tra il positivo ed il negativo., tra il navigare o l’affondare. Un tempo che di fatto è spesso trascorso in passato nell’attesa e che rischia di essere veramente poco.

La prima condizione per salvarsi da un naufragio, non è saper nuotare, ma volersi salvare.
(Mheathcliff, Twitter)

Quello che vedo oggi , nel mondo delle aziende, riflette questo aspetto, questo rischio; con il mondo politico che non può permettersi (o non vuole) di modificare l’impatto decisamente poco sopportabile dell’ambito fiscale,  con il mondo bancario chiuso a riccio per proprie problematiche e per poca convenienza all’erogazione di impieghi, con il panorama delle aziende, timorose ed impaurite, che tutto hanno in mente, tranne che di investire in un futuro incerto, la scossa può provenire a mio parere dall’esterno in due modi: un grande impulso potrebbe arrivare proprio dagli ambiti governativi, con una spinta agli investimenti produttivi, ai fondi agevolati per le aziende, volti alla capitalizzazione delle stesse (ivi compreso quelle di piccole dimensioni) ed alla formazione professionale ed imprenditoriale.

L’altro segnale di cambiamento è in mano al professionista, al consulente aziendale, che può innestare, all’interno di questo quadro, una crescita sia a livello di strategia, sia a livello di preparazione imprenditoriale , diretta sia ai titolari aziendali che ai dipendenti interni.

Per fare questo occorre un grande salto di qualità, uscire cioè da logiche di chiusura, di gelosia professionale ed abituarsi a fare squadra, lasciando a chi di competenza il proprio spazio. Che ognuno metta in campo il proprio talento, le proprie capacità per un unico obiettivo ed un unico risultato. Non dimentichiamoci mai che il nostro paese era già in crisi ben prima della pandemia e che questo quadro non si vedeva da diversi decenni.

Quando sarò di fronte a Dio alla fine della mia vita, spero che non mi sarà rimasta nemmeno una briciola di talento, e che io possa dire, “Ho usato tutto quello che mi hai dato”.
(Erma Bombeck)

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Settembre 2020 16:53
 

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